sabato 20 marzo 2021

Verità

 20.03.2021
"Ma tu proprio neanche ci pensi ad una relazione?" 

Io? Macché, assolutamente. Una relazione richiede troppa fatica, troppo impegno. Intanto dovrei conoscere una persona e in zona rossa voglio proprio vedermi. Poi questa persona dovrebbe diventare mia amica e poi ancora essere così affine a me da diventare qualcosa di più, praticamente impossibile. In più una relazione pretende che io senta regolarmente il ragazzo in questione, che ci esca, che ci conosciamo, che parliamo, che io parli e mi apra… DOVREI DEPILARMI, hai idea da quanto tempo non vedo un'estetista? Sì, la situazione lockdown mi è un po' sfuggita di mano forse, ma non mi fa paura una relazione, eh, sia chiaro. Se conoscessi la persona giusta sarei certamente pronta a fare tutte queste fatiche, ne varrebbe la pena! Ma così non è e non mi manca averla, sto benissimo da sola.

Forse ci ho anche creduto lì per lì. Non stavo mentendo, questo lo so, ero davvero convinta di dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità.
Ma chi voglio prendere in giro? Letteralmente tutte le sere prima di dormire mi immagino impegnata in una storia d'amore che mai e poi mai esisterà, una storia con un uomo che a malapena sa che esisto nella realtà, ma che nel sogno mi ha proposto di convivere proprio ieri sera. Se non fosse tragica, sarebbe quasi comica questa situazione. Però no, non voglio una relazione, sto benissimo da sola! Sicuramente, peccato che appena so di un'amica la cui vita sentimentale è scossa da un ritorno di fiamma inaspettato, che brucia di un calore inopportuno, pericoloso, ma meravigliosamente sconvolgente, sento le farfalle nello stomaco anche io e, forse, anche un velo di gelosia. Non voglio una relazione, ma ho la tentazione di scrivere a quel ragazzo che non mi interessa, non mi è mai interessato e mai mi interesserà, ma che so morirebbe per un mio messaggio e, in questo momento, morirei per un po' di apprezzamento.
Meglio che spenga e torni alla mia relazione immaginaria, in cui non posso ferire nessuno se non me stessa, illudendomi con un mondo che non vedrà mai la luce.

lunedì 7 dicembre 2020

01:39

06.12.2020
Quanto ci metti a prepararti? 
A trovare la forza di uscire dalle coperte, scendere dal letto, trascinarti in bagno. A guardarti allo specchio senza piangere, lavarti i denti e il viso, riguardarti allo specchio nella speranza che qualcosa sia magicamente migliorato. A sciacquarti un po’ a pezzi, tornare in camera, fissare il letto ancora sfatto e non cedere alla tentazione di rientrarci. A rifare il letto, scegliere i vestiti in base al meteo, guardarli, sceglierne altri perché oggi non vuoi fare schifo come al solito. A tornare in bagno col bottino, cambiarti, riguardarti allo specchio e ripeterti che vai bene così, dai, non è così male. A truccarti, poco perché non hai voglia, ma abbastanza da coprire un po’ le occhiaie, i brufoli e il pallore malato che ti coprono il viso. A svuotarti addosso la boccetta di profumo come se potesse fare la differenza. A mettere in velocità le scarpe, lo zaino, la giacca e uscire di casa. A rientrare perché ti eri scordata il cellulare, uscire di nuovo. A rientrare, la mascherina, uscire di nuovo. Aspettare di fronte alla porta. Rientrare. Andare in camera. Spogliarti. Disfare il letto. Tornare a dormire. 

martedì 3 dicembre 2019

With love, LOH #3

03.12.2019
Caro lettore,
è da più di quattro anni che non ti scrivo una lettera. Ho appena finito di rileggere l'ultima che ti avevo scritto e mi ha colpita una frase in particolare: "brindiamo al presente che non esiste". Interessante. Già solo da questa frase si capisce molto di chi ero: una ragazzina tormentata dal suo passato con una fifa blu del futuro, che quindi non riusciva a viversi il presente. Ne è passato di tempo, sono cambiate molte cose, sono cambiata io. La donna che sono oggi forse pensa proprio il contrario: brindiamo al presente, che mi devo ricordare che esiste eccome. Il passato, il futuro, altro che non sono il presente di ieri e di domani. "E allora il presente altro non è che il passato del futuro, o il futuro del passato, che vuol dire": è vero, ma in questo caso cambiando l'ordine degli addendi il risultato cambia eccome. È chiaro che sul passato e sul futuro non possiamo intervenire direttamente: considerare il presente come una funzione del passato e/o del futuro è piuttosto fatalistico e ci lascia poco margine di controllo. Considerare invece passato e futuro come funzioni del presente, ci permette di essere davvero gli artefici del nostro destino, perché è proprio sul nostro presente che possiamo intervenire direttamente e, così facendo, farlo indirettamente anche su passato e futuro. Quindi cambiamo un po' le regole e apriamo questo spazio con un brindisi: cin cin al presente, che esiste eccome. 
Ho iniziato questa lettera con l'intenzione di parlarti un po' di me. Mi capita di scrivere di me abbastanza sovente in realtà, chiaramente non qui, almeno non esplicitamente, ma lo faccio spesso, perché mi aiuta a mettere ordine nei miei pensieri e nella mia vita. Ho pensato: "Perché non fare ordine con il mio lettore preferito?". Poi ho iniziato a scorrere tra i miei vecchi post per vedere quanti parlassero di me esplicitamente, quanti implicitamente e quanti per niente. Solo che, così facendo, un nuovo argomento ha iniziato a martellarmi nella testa ed ora devo per forza parlartene o non se ne andrà più: ma quante cose sono cambiate? Bene, caro lettore, benvenuto in questo viaggio nei ricordi targato LOH's Blog.
Anzitutto un dato sconvolgente: sono finita sul primo "With love, LOH" e anche in quello ti avevo parlato della mia maestra Elisabetta, così come nel secondo. Chissà perché tutte le volte che ti scrivo mi viene in mente lei. 
Il secondo post che ho aperto è "Thinking out loud: social" e anche qui sono rimasta basita. "Navigo raramente in rete, non ho neanche uno smartphone, niente what's app, niente instantgram, giusto Facebook per non restare fuori da mondo che apro una volta alla settimana e questo blog", scrivevo quattro anni e mezzo fa. Ma come sono oggi? Oggi ho un'iPhone, What's app, Instagram, Facebook, di recente ho scaricato persino TikTok, e questo blog. Quando è successo che sono cambiata così tanto? Cos'è avvenuto che mi ha fatto modificare così radicalmente le mie abitudini sulla rete?
Il terzo post che ti propongo è "Ragione o istinto" e, oh mio caro lettore, è più attuale che mai. Ultimamente mi sono interrogata tante volte su come indirizzare la mia vita e mi fa ridere il fatto che quattro anni fa pensavo esattamente alla stessa cosa: "Le mie ultime 3 settimane sono state ossessionate da questa domanda, per prendere le decisioni che ho preso ultimamente mi sono ritrovata ancora e ancora davanti a questo bivio". Devo dire che la parte che più mi stupisce di questo post è quella finale: "Io sono una persona molto riflessiva, pensare è il mio hobby preferito, lo faccio tanto e per tutto. Quando devo prendere una decisione analizzo tutto nei minimi dettagli. A volte giungo anche alla risposta alle mie domande, trovo la decisione giusta da prendere. Poi, puntualmente, non la prendo e scelgo quella meravigliosa luce azzurrina, capace di farmi un gran male a lungo termine, ma che sul momento... Sul momento mi dona la vita". I'm like: excuse me, what? Caro lettore, non ti ho mai mentito, sono sempre stata incredibilmente sincera con te, ma leggendo queste righe mi sembra di non esserlo mai stata realmente. Io che prendo una decisione di pancia? Tutto vero fino ad "analizzo tutto nei minimi dettagli", faccio liste dei pro e dei contro anche per capire cosa mangiare la mattina, ma poi mi sembra di leggere la descrizione di qualcun altro. Eppure, ora che ci penso, ho scelto il liceo sulla base di come mi sono svegliata una mattina (ovviamente dopo aver passato mesi nell'indecisione a pensare e pensare e pensare), mi sono sempre buttata in relazioni che sapevo mi avrebbero fatto del male, ma in cui mi sono comunque donata al 100% solo perché era quello che mi sentivo di fare, persino ora so che dovrei studiare per un esame, ma decido lo stesso di scriverti. Tuttavia col passare del tempo penso di essere diventata ancora più razionale, ora spesso seguo l'idea che giorni e giorni di riflessione mi hanno suggerito. Sono diventata più arida forse. Ho grossi problemi ad accettare il fatto che ho delle emozioni e che anche loro hanno il diritto di essere ascoltate. Passo tutto il mio tempo a pensare e pensare, anche quando non ho motivo di farlo, complicandomi la vita e rovinando tante relazioni per questo. "Ti lascio col dilemma e una citazione dal buon vecchio Socrate: "Chi conosce il bene allora è obbligatoriamente portato a fare il bene"... È poi così vero?" è l'ultima frase di quel post. Assurdo come il passato bussi alla mia porta di continuo. So quanto questa mia modalità di vivere ragione e istinto, testa e cuore, sia disfunzionale, eppure non riesco a cambiarla. Chissà se tra quattro anni sarà cambiato qualcosa.
Da luglio 2016 inizia la serie di "Storia di un'anima". Continuerà prima o poi, che ti piaccia o meno, caro lettore, ma credo che un po' cambierà. Oggi conosco meglio quell'anima, alcune cose mi sfuggivano su di lei tre anni fa, altre mi sfuggono ancora, ma quando riprenderò a scrivere di lei imparerai a conoscerla meglio anche tu. "Storia di un'anima", come avrai intuito, è ispirato a una persona che mi è molto vicina e che sto scoprendo man mano. Chiudo qui, un po' a mezz'aria, questo capitolo, ti chiedo scusa, ma è molto vago e confuso anche per me...
18 settembre 2016, "If time is all I have #2": "Se dicessi alla LOH di tre anni fa come sono cambiate le cose e chi sono diventata io, non mi crederebbe. Se scrivessi a quella LOH che la persona che stava cercando di dimenticare ora sta cercando di dimenticare lei, che tutti quegli attimi rosa che per anni aveva agognato sarebbero arrivati di lì a poco e a decine, che tutto ciò che conosceva si sarebbe d'improvviso capovolto, probabilmente resterebbe a bocca aperta e con gli occhi lucidi a fissare la lettera arrivata dal futuro". Visto che sono passati poco più di tre anni da quando scrivevo quelle righe, direi che è decisamente il momento di aggiornarle. Se dicessi alla LOH di tre anni fa come sono cambiate le cose e chi sono diventata io, forse stavolta mi crederebbe. Tre anni fa avevo già imparato che le cose si modificano di continuo, che la vita è un perenne divenire, come scriveva Eraclito. Eppure sono qui, oggi, a stupirmi di come sono cambiata leggendo i miei vecchi post, quindi la LOH di tre anni fa mi crederebbe, ma certo si stupirebbe. Si stupirebbe nel vedere le foto della mia laurea, si stupirebbe nel leggere nomi a lei sconosciuti nella lista degli invitati, si stupirebbe a vedermi piuttosto contenta della mia vita nonostante tutto. Caro lettore, oggi come tre anni fa, "Presto le scriverò questa lettera, ne riparleremo". "Non ti ho mai parlato di me così apertamente, caro lettore, e non credo lo farò di nuovo o comunque lo farò molto molto raramente": ecco, se alla LOH di tre anni fa dicessi che un giorno scriverà un post così aperto e spassionato su di sé, forse a questo giro non mi crederebbe.
Come non riprendere anche il terzo "If time is all I have": "Pensa, l'11.09.2013 io avevo 15 anni, facevo il liceo classico, ero molto vicina a persone che ora non vedo neanche più per caso e sognavo una grande storia d'amore tutta mia che tuttavia non arrivava mai. In America governava Obama, in Italia Letta, adesso negli USA vige Trump (almeno per adesso) e da noi Gentiloni. Anche per me molte cose sono radicalmente cambiate: ora sono al secondo anno di Psicologia (indietro di tre esami, piango), vivo da sola, frequento persone diverse e sono innamoratissima". Beh, di anni ne son passati altri due e, rullo di tamburi, le cose sono cambiate di nuovo radicalmente (Trump a parte purtroppo).
Negli ultimi due anni ho scritto solo quattro post, cinque con questo, ma penso che qualità e quantità in questo caso siano inversamente proporzionali, quindi sono abbastanza contenta.
Beh, caro lettore, alla fine a quanto pare ti ho parlato eccome di me. L'ho sempre fatto, anche quando non lo facevo apposta. 
Mi farebbe piacere che anche tu mi parlassi di te, ma dubito succederà...
Grazie di avermi letto, nella speranza di una tua risposta,
With Love,
LOH

domenica 13 ottobre 2019

Resistenza

13.10.2019
Io sono Resistenza. 
Sono certa che non vi è capitato spesso di sentirmi parlare così apertamente, nemmeno pensate a me solitamente, quasi non vi accorgete che esisto. Invece sono sempre lì con voi, come una madre apprensiva, a controllare che voi non siate mai del tutto Voi. Sono lì con voi quando vorreste piangere, ma non ci riuscite. Sono lì con voi quando non trovate la parola giusta per esprimere un concetto importante. Sono lì con voi quando restate paralizzati e non riuscite a dichiararvi a chi vi piace da una vita. Sì, sono sempre io. Vorrei poter dire "piacere di conoscervi", ma vi conosco molto meglio di quanto non vi conosciate voi stessi. Sì perché tutto quello che sapete su di voi è quello che io vi permetto di vedere. E' solo la punta dell'iceberg, ma dietro di me c'è molto, molto di più. Se solo chi vi circonda vedesse quello che vedo io, ragazzi, rimarreste soli per sempre, c'è del marcio qua sotto, c'è odore di morte. Ma non vi preoccupate, vi proteggo io da voi stessi. Vi cullo nel mio caldo abbraccio e vi impedisco di fare cose stupide che vi rovinerebbero la vita. Quindi, per essere precisi, il piacere è tutto vostro.
C'è chi mi definirebbe un po' narcisista, ma chiaramente sbaglierebbe. Ora ve lo dimostro. Il narcisista "ha un senso grandioso di importanza": il mio è un senso obiettivo di importanza. Come fareste senza di me? Il mio è un lavoro a tempo pieno, faccio attenzione tutto il giorno che non vi esponiate troppo, non appena mi prendo un momento di pausa la notte, iniziate a fare sogni assurdi, davvero non siete in grado di regolarvi da soli."Crede di essere speciale e unico"... non lo sono, forse? Chi altri spenderebbe la sua intera esistenza a proteggere qualcun'altro senza che nemmeno gli venga richiesto? Passo la mia vita nell'ombra per tenere nascosto ciò che non dovrebbe mai vedere la luce. E tutto questo senza nemmeno ricevere un ringraziamento, quasi non sapete che esisto! Speciale lo sono di sicuro, se non unica, quantomeno sono decisamente rara. "Richiede eccessiva ammirazione": io?! Se non fosse per queste poche righe che vi indirizzo, non mi considerereste nemmeno. Questo perché siete decisamente inferiori a me, è chiaro, se avessi qualcuno come me al mio fianco passerei tutto il mio tempo a ringraziarlo e venerarlo, ma voi nemmeno comprendete l'importanza di ciò che faccio per voi, figuriamoci se perdereste un secondo ad ammirarmi. Come mi fa sentire questo? Sono livida di rabbia chiaramente, chi non lo sarebbe? Mi sento sottovalutata, svalutata, esclusa... Mi fate ribrezzo. Ma è per questo che esisto: siete così orrendi che se non ci fossi io rimarreste soli per sempre, nessuno vorrebbe starvi affianco se vi conoscessero come vi conosco io. Il giorno in cui finalmente vi renderete conto di quanto sono incredibile sarà sempre troppo tardi. "Ha la sensazione che tutto gli sia dovuto": ehm, tutto cosa, di grazia? Non mi pare che nessuno mi paghi per quello che faccio. Mi preservo giusto il diritto di decidere che tipo di persona dovreste essere, cosa mostrare e cosa no della vostra terrificante personalità, di scegliere per voi di tanto in tanto: vorreste togliermi anche questo per caso? Beh, se così fosse, scordatevelo. Questo criterio è quello che mi fa più sorridere: "manca di empatia: è incapace di riconoscere o di identificare i sentimenti e le necessità degli altri". Non fatemi ridere: so ciò di cui avete bisogno meglio di voi. A volte fate richieste assurde: volete essere vulnerabili, provare emozioni distruttive, vivere al massimo... non è quello che volete davvero, sono solo capricci, come quelli dei bambini, e lo so proprio perché sono incredibilmente empatica. "E' spesso invidioso o crede che gli altri lo invidino": invidiosa, ovviamente, non lo sono, di chi potrei mai esserlo? Invidiata... penso che sia per invidia che a volte mostrate disprezzo nei miei confronti, questo sì. Vi faccio subito un esempio a partire dall'ultimo criterio per il disturbo narcisistico di personalità: "mostra comportamenti arroganti o presuntuosi". Capisco che a qualche invidioso i miei atteggiamenti possano sembrare un po' al limite della superbia, ma è solo invidia, per l'appunto. Io sono semplicemente obiettiva. Essere obiettiva su me e gli altri è il mio lavoro: devo giudicare in modo imparziale cosa sia giusto mostrare e cosa invece nascondere e dopo tanti anni di pratica non esiste nessuno più obiettivo di me. Non è arroganza, è realismo.
Questa sono io. Ma chi siete voi?
Vi starete chiedendo perché dopo tanti anni vi scriva proprio oggi. Sono qui per chiedervi gentilmente di smettere di tentare di zittirmi. Vi spiego come funziona il mio lavoro, semplificando un po' chiaramente, altrimenti non capireste: giorno dopo giorno io costruisco delle difese per voi. Sono una sorta di muratore, di artigiano, di fabbro, non esiste un corrispettivo umano per ciò di cui mi occupo, ma fondamentalmente prendo le vostre esperienze più significative e le trasformo in muri, scudi, paraventi, maschere, per proteggervi dalle prossime. Di tanto in tanto alcuni di voi provano ad abbattere quei muri, ad abbassare gli scudi, a distruggere i paraventi, a togliersi la maschera. Se solo ci penso mi prudono le mani. Ma come vi permettete? Mesi, anni di lavoro per costruire delle difese per voi e voi soltanto, e come ringraziamento date fuoco alle mie opere?! Fortunatamente sono eccezionale in tutto ciò che faccio e quindi spesso e volentieri i vostri tentativi sono vani e ridicoli, ma a volte chiedete l'aiuto di uno psicologo o uno psicoterapeuta per riuscire nell'intento. Spendete dei soldi per distruggere quello che io costruisco gratis per voi! Tutto questo, ve lo devo dire, mi manda fuori di testa. Sono qui per chiedervi con tutta la calma del mondo di smetterla. E non lo dico per me, dall'alto della mia smisurata generosità io lo dico per voi: non volete vedermi arrabbiata. Vi addentrate nella mia ombra per abbattermi e dare luce a ciò che il sole non dovrebbe vederlo mai? Io abbatterò voi. Sono capace di farvi letteralmente cadere ai miei piedi, posso farvi svenire, indurvi attacchi di panico, vi farò pentire di essere nati se vi metterete contro di me. Chiedetelo a LOH. Sta cercando di togliere il tappeto che ho tessuto in tanti anni per nascondere tutto lo schifo che c'è in lei. Ho fatto finta di niente tante volte, ma l'altro giorno è andata troppo oltre. Si è aperta troppo. Dovevate vederla: ha iniziato a sudare come mai prima di allora, era pallida, poi paonazza, poi pallida di nuovo, le formicolava tutto il corpo, ha iniziato ad avere la tachicardia, a non credere più nemmeno lei a quello che diceva. L'ho resa ridicola davanti ai suoi stessi occhi, si è resa ridicola. Penosa. Ma cosa voleva fare? Pensa davvero di valere qualcosa? Pensa davvero di meritarsi qualcosa? Dovrebbe ringraziarmi invece di combattermi, le ho ricordato una volta di più qual è il suo posto. 
Sono pronta a ridimensionare ciascuno di voi, a scatenare la mia ira su ognuno di voi. Visto che sono buona vi scrivo per avvisarvi in anticipo, così che possiate cambiare idea e non mettervi contro di me.
In bocca al lupo per la vostra lotta contro i mulini a vento.
Non vincerete mai contro di me, contro voi stessi.
Resistenza.

lunedì 3 dicembre 2018

Io sono Noia

03.12.2018
Facile fare un bel film di animazione sulle emozioni che ci sono tanto care: gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto. Carino, devo dire, ben fatto, anche se gli attori non somigliano poi tanto ai personaggi reali. Come dite? Quali personaggi? Ma sì, la vera Gioia, la vera Tristezza, eccetera eccetera. Certo che esistono, sono di là che lavorano al momento, mi hanno chiusa qui perché Lucia sta uscendo con un ragazzo e "non vogliamo proprio che si annoi". Forse è il caso che mi presenti e tutto sarà più chiaro: io sono Noia. Non sono la sola che è stata dimenticata in "Inside Out", qui è pieno di stati d'animo ed emozioni che si sono un po' risentite per essere state escluse. Ansia ad esempio ha iniziato ad iperventilare quando a metà film ha capito che lei non era stata considerata, Rancore se l'è presa con Rabbia, dice che se non lo considerano è perché lo confondono con lei, com'era successo l'altra volta, nel 2007, per non parlare di Vanità che ha dato su tutte le furie perché "si sono scordati della migliore"... un disastro insomma. Quasi quasi mi viene da sorridere se ripenso che alla fine di tutti questi drammi si sono girati verso di me e Compassione, con gli occhi lucidi, mi ha chiesto: "E tu Noia? Te la sei presa?". Come se me ne fregasse qualcosa. E' un film. Davvero tutta quella gente si è scaldata per un film? "Bah, a me non importa, è solo un film, già è tanto se non mi sono addormentata". E' calato il silenzio. E' così assurdo che non mi importi di un cartone animato, che non mi importi di essere considerata, che non mi importi di... niente? E poi ho già un gran da fare qui, mentre tutti si riposano dopo essere stati impegnati nelle mille attività di Lucia, quando tocca a me a lavorare, che non ho proprio il tempo di preoccuparmi di una simile stupidata. Cosa faccio io? Beh, la maggior parte del tempo mi annoio, non faccio proprio nulla, mi rinchiudono in questo sgabuzzino perché Lucia non ha tempo per me e guardo il soffitto. Poi però, quando sento che là fuori è tutto silenzioso e che nessuno è al comando, mi trascino fuori e inizio a guardare i social con Lucia o a fissare il muro della sua cameretta. Il suo muro è ruvido, di quelli tutti spuntonati, non so se avete presente... C'è una macchiolina rossa che io e Lucia fissiamo spesso. C'è stato un periodo in cui io e Lucia passavamo tanto tempo insieme. Lei era stata bocciata in prima superiore e le era caduto tutto il mondo addosso. Era arrivata Depressione, una forestiera, non l'avevamo mai vista prima. Ha iniziato a dipingere tutto di nero, ha messo a dormire quasi tutte le emozioni, siamo rimaste io e Tristezza a lavorare sotto la sua direzione. Non so perché l'abbiamo assecondata... era molto carismatica suppongo e poi io non avevo proprio voglia di contraddirla. Così spesso mi trovavo sola con Lucia a letto o seduta per terra e un giorno abbiamo pensato di sbattere la testa contro quel muro ruvido. Ci annoiavamo e volevamo provare a sentire qualcosa, qualunque cosa, anche il dolore. Abbiamo iniziato a sbattere la testa sempre più forte, finché mamma non ci ha fermate. La fronte di Lucia era tutta ricoperta di sangue, eppure non sentiva dolore. Non sentiva niente. Io non sento mai niente. La mamma si è preoccupata talmente tanto che ci ha mandate da uno psicologo. Depressione si è arrabbiata tanto con me, mi diceva "Ma che hai fatto? Ora mi verranno a prendere e non potrò più stare con Lucia, mi rinchiuderanno da qualche parte! Non si fa così, che hai fatto?". Non mi ha toccata più di tanto, mi ha infastidita un po' perché urlava, ma neanche troppo, alla fine ha smesso. Lo psicologo l'ha fatta diventare mese dopo mese sempre più piccola, ha svegliato le altre emozioni che hanno ridipinto tutto e hanno ricominciato a lavorare. Depressione è ancora qui credo, ma si deve essere nascosta, perché sono passati 5 anni e da allora non l'ho più vista. Un po' mi manca... alla fine quando c'era lei io potevo stare spesso con Lucia, ora invece dopo quell'incidente con la parete tutti cercano di tenermi a bada nel mio angolino. Non che mi importi. Mi annoio sia qui dentro che lì fuori. Credo abbiano paura di me, paura che io faccia del male a Lucia. Ma io non voglio fare proprio niente. Non ho voglia nemmeno di parlare con voi. Perché mi ascoltate? Non vi annoiate?

venerdì 8 giugno 2018

Cosa ne penso del #mattarellagate

08.06.2018
Caro lettore, ormai da qualche mese ho scaricato Tumblr. È un po' la versione meno impegnativa di LOH's Blog, ci scrivo su qualcosa quando ho un argomento che mi frulla per la testa, ma non ho voglia di aprire il computer e scriverne qui. Di recente ho tuttavia pubblicato un paio di post che vorrei condividere anche qui con te. Fammi sapere cosa ne pensi e se ti ho incuriosito, vammi a cercare e seguire su "imloh".

No, non è un argomento adatto a Tumblr, ma potete immaginare quanto me ne freghi. Mattarella. Oh sì, ne parliamo anche qui, come se Facebook non fosse stato già abbastanza scagazzato a destra e manca da chiunque, tutti giuristi oggi, me compresa. Ne parlo qui perché nessuno mi legge e nessuno mi conosce, così mi posso finalmente sfogare senza dover rendere conto a nessuno, come ho già ampiamente fatto altrove.
Bene, questa è la mia opinione: il Presidente della Repubblica non se lo caga mai nessuno. Ed è triste, perché dovrebbe essere il massimo esponente del nostro Stato, non un mero notaio firmacarte. Ieri sera Mattarella si è fatto valere come non mai, a fatto un discorso stupendo, qui il link. Io l'ho trovato un discorso coerente, sincero, condivisibile, ma soprattutto NEI PARAMETRI CONSENTITI DALLA COSTITUZIONE. E a tal proposito, visto che è un punto cruciale del mio discorso, vi linko un articolo fatto strabene sull'argomento. punto. Adesso ci sarebbe da aprire tutta una parentesi sulle reazioni di Conte, Salvini, Di Maio, la caduta del "governo del cambiamento" e molto altro ancora, ma non divaghiamo.
Qui si dividono fatti e opinioni: i fatti sono che Mattarella poteva fare ciò che ha fatto; l'opinione è che a mio parere ha fatto bene, ma certo si può anche pensare il contrario. È mia buona norma sposare i fatti e rispettare tutte le opinioni, anche le più assurde, ma devo ammettere che alcune mi danno alla testa ed è di queste che volevo parlarvi.
Al secondo posto (di due, vbb) troviamo gli insulti al presidente. Io lo trovo un fatto gravissimo. Fossimo in America, minacce e calunnie come quelle che stanno girando nelle ultime ore non passerebbero certo inosservate. Posto che certe cose non si dovrebbero dire A NESSUNO, posto che oltretutto sono pure prive di fondamento, ma come stramazzo vi permettete di ingiuriare il Presidente della Repubblica? Al di là dal fatto che è un reato, ma dove sono finiti il rispetto, l'umiltà, il patriottismo? Solo schifo.
Ma il primo posto se lo aggiudicano le non-argomentazioni, perché sono quelle che mi danno più fastidio in qualsiasi discussione. Per evitare che voi commettiate il grave errore di non-argomentare con me, ecco alcuni comodi tips da seguire:

  1. Leggete con attenzione il commento della persona con cui state discutendo e, se credete di non averlo compreso, rileggetelo o chiedete spiegazioni.
  2. Analizzate i punti che il vostro interlocutore sta considerando e rispondete punto per punto senza tralasciare nulla, o sembrerà che siate appositamente laconici perché non siete in grado di rispondere.
  3. Portate a sostegno della vostra tesi e per falsificare quella altrui dati, studi, articoli, citate le fonti... dimostrate che state parlando di fatti e non di opinioni.
  4. Se invece le vostre sono solo opinioni, esponetele con rispetto, perché valgono tanto quanto quelle del vostro interlocutore (ossia zero).
  5. Se rispondete con supponenza, aggressività e sarcasmo, se non toccate tutti i punti in esame, andate a parare da tutt'altra parte, non citate le fonti, spesso è perché non sapete controbattere in modo coerente, ergo avete perso la discussione peccando di non-argomentazione.
  6. Cambiare opinione non solo è possibile, ma è spesso segno di intelligenza, non vergognatevi a farlo. Se tuttavia alla fine del dibattito credete ancora di aver ragione e lo stesso vale per il vostro interlocutore, accettate il fatto che avete due opinioni diverse, scaricate la tensione accumulata e proseguite con le vostre vite in pace e serenità.
E nulla, cari amici, questo è quanto. Sono felice di essermi sfogata con voi, ora posso dormire sonni tranquilli.
Sogni d'oro!

sabato 21 aprile 2018

Di come la Volpe amò il Principe - 1

21.04.2017
Fu estremamente meticoloso nella sua pazzia. Quando sbatté la porta alle sue spalle, non restava più nulla di integro, aveva fatto tutto a pezzi, si era assicurato di aver distrutto la vita di lei come lei aveva distrutto quella di lui. Ma non aveva finito, era pronto a fare molto peggio di quel semplice atto vandalico.
Lui era James, un uomo sulla cinquantina, di quelli che sono così pieni di barba e capelli canuti da sembrare già sui sessanta. Aveva passato tutta la sua vita nella penombra: indossava abiti grigi, faceva il tassista, viveva in un triste monolocale. James esisteva per 23 ore su 24 al giorno, ma quella restante, quella lì, dalle 6 alle 7 del mattino, la Viveva davvero, almeno per come la vedeva lui. James si alzava alle 13 tutti i giorni dal martedì al sabato e tutti i giorni dal martedì al sabato seguiva la stessa routine: water, doccia, armadio, cucina, pranzo ore 13.30, spesa, cucina, taxi, ospizio, visita alla mamma dalle 14.45 alle 15:15, taxi, televisione dalle 15:30 alle 17, inizio del turno, pausa per la cena dalle 19 alle 19:20, taxi fino alle 6 del mattino con 2 pause caffè, una ogni tre ore. Dalle 6 alle 7 restava nel parcheggio della discoteca Empire e aspettava che lei finisse di riordinare. 
Lei era Corinne, in arte Queen, una donna sulla trentina, di quelle truccate e vestite come ventenni, ma smunte e deperite come settantenni. Corinne gestiva l'Empire, una discoteca che era per lei come una figlia: sognava di aprirla da quando aveva 18 anni, ma i suoi non avevano mai sostenuto il suo pazzo progetto, volevano che studiasse economia. A 23 anni, poco prima di laurearsi, i suoi genitori morirono in un incidente stradale e, dopo un breve periodo di lutto, la ragazza investì tutta la sua eredità nel locale. Fu così che nacque l'Empire e in pochi anni divenne il locale più in voga di tutto il circondario. Corinne si alzava tutti i giorni alle 19, cenava, beveva qualcosa di molto forte che le desse la forza di affrontare la serata, si lavava (solo a volte, per amor del vero), si vestiva, truccava e andava a piedi all'Empire, poiché non aveva mai preso la patente. Alle 21 arrivavano i suoi collaboratori e insieme fino alle 23:30 organizzavano il locale, facendosi di qualsiasi stupefacente capitasse a tiro. Alle 5 i clienti uscivano, alle 6 se ne andavano anche i collaboratori e lei rimaneva un'altra ora a rassettare. In quell'ora Corinne diventava un'altra: accendeva tutte le luci, metteva della musica classica, si toglieva i tacchi, si scioglieva i lunghi capelli dorati e riordinava le ultime cose danzando leggera. Alle 6:45 andava nella sala del personale, preparava due camomille, si rimetteva i tacchi, spegneva le luci, usciva dal locale e saliva in macchina con lui.
Alle 6:55 c'erano solo loro due nel parcheggio deserto. James faceva accomodare Corinne sui sedili posteriori aprendole la portiera, una gentilezza che riservava volutamente a lei sola. La ragazza lo ringraziava con un sorriso e un bicchiere di camomilla. James metteva in moto il vecchio taxi e la accompagnava a casa, a pochi minuti da lì. Percorrevano l'intero tragitto in silenzio, sorseggiando la loro ambrata bevanda. Una volta arrivati, lui scendeva per primo e le apriva nuovamente la portiera, quindi scendeva lei, gli lasciava 5 euro e un cioccolatino in mano, si sorridevano e si lasciavano. La domenica né James né Corinne lavoravano. James passava l'intera giornata in solitudine pensando a lei. Corinne dormiva durante il giorno, mentre la sera usciva con amiche, amici o spasimanti che puntualmente venivano rifiutati. Lunedì sia James che Corinne lavoravano anche di mattina. Lei si occupava di tutte le scartoffie e puliva a fondo la discoteca. Lui era di turno dalle 8 alle 12, tornava a casa, pranzava e cercava di riposare prima della notte, ma riusciva a pensare solo a lei. Non pensate che Corinne fosse completamente indifferente a James, al contrario, avere un tassista personale la lusingava e amava il fatto che fosse l'unico uomo che conoscesse in grado di apprezzare appieno un momento di completo silenzio, ma per James era quasi un'ossessione, perché quell'ora di contemplazione era l'unico momento della giornata in cui si sentisse minimamente vivo. Si sentiva estremamente privilegiato nel poter osservare la metamorfosi di quella donna che da bruco strafatto e ipertruccato si trasformava in bellissima farfalla, che leggiadra volava sulle note di Chopin. Essere il prescelto per portarla a casa ogni mattina, ricevere addirittura una bevanda calda e un sorriso quando già solo rimirarla per lui era tantissimo, lo rendeva unico e speciale come mai era stato in vita sua. Entrambi tenevano gelosamente segreta questa routine, Corinne perché temeva le reazioni di qualche spasimante impetuoso nei confronti del suo tassista, James perché la riteneva una perla troppo preziosa per essere condivisa col mondo.
Tutto andava avanti con lo stesso ritmo ormai da 6 anni. Ma una mattina autunnale tutto cambiò.