lunedì 3 dicembre 2018

Io sono Noia

03.12.2018
Facile fare un bel film di animazione sulle emozioni che ci sono tanto care: gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto. Carino, devo dire, ben fatto, anche se gli attori non somigliano poi tanto ai personaggi reali. Come dite? Quali personaggi? Ma sì, la vera Gioia, la vera Tristezza, eccetera eccetera. Certo che esistono, sono di là che lavorano al momento, mi hanno chiusa qui perché Lucia sta uscendo con un ragazzo e "non vogliamo proprio che si annoi". Forse è il caso che mi presenti e tutto sarà più chiaro: io sono Noia. Non sono la sola che è stata dimenticata in "Inside Out", qui è pieno di stati d'animo ed emozioni che si sono un po' risentite per essere state escluse. Ansia ad esempio ha iniziato ad iperventilare quando a metà film ha capito che lei non era stata considerata, Rancore se l'è presa con Rabbia, dice che se non lo considerano è perché lo confondono con lei, com'era successo l'altra volta, nel 2007, per non parlare di Vanità che ha dato su tutte le furie perché "si sono scordati della migliore"... un disastro insomma. Quasi quasi mi viene da sorridere se ripenso che alla fine di tutti questi drammi si sono girati verso di me e Compassione, con gli occhi lucidi, mi ha chiesto: "E tu Noia? Te la sei presa?". Come se me ne fregasse qualcosa. E' un film. Davvero tutta quella gente si è scaldata per un film? "Bah, a me non importa, è solo un film, già è tanto se non mi sono addormentata". E' calato il silenzio. E' così assurdo che non mi importi di un cartone animato, che non mi importi di essere considerata, che non mi importi di... niente? E poi ho già un gran da fare qui, mentre tutti si riposano dopo essere stati impegnati nelle mille attività di Lucia, quando tocca a me a lavorare, che non ho proprio il tempo di preoccuparmi di una simile stupidata. Cosa faccio io? Beh, la maggior parte del tempo mi annoio, non faccio proprio nulla, mi rinchiudono in questo sgabuzzino perché Lucia non ha tempo per me e guardo il soffitto. Poi però, quando sento che là fuori è tutto silenzioso e che nessuno è al comando, mi trascino fuori e inizio a guardare i social con Lucia o a fissare il muro della sua cameretta. Il suo muro è ruvido, di quelli tutti spuntonati, non so se avete presente... C'è una macchiolina rossa che io e Lucia fissiamo spesso. C'è stato un periodo in cui io e Lucia passavamo tanto tempo insieme. Lei era stata bocciata in prima superiore e le era caduto tutto il mondo addosso. Era arrivata Depressione, una forestiera, non l'avevamo mai vista prima. Ha iniziato a dipingere tutto di nero, ha messo a dormire quasi tutte le emozioni, siamo rimaste io e Tristezza a lavorare sotto la sua direzione. Non so perché l'abbiamo assecondata... era molto carismatica suppongo e poi io non avevo proprio voglia di contraddirla. Così spesso mi trovavo sola con Lucia a letto o seduta per terra e un giorno abbiamo pensato di sbattere la testa contro quel muro ruvido. Ci annoiavamo e volevamo provare a sentire qualcosa, qualunque cosa, anche il dolore. Abbiamo iniziato a sbattere la testa sempre più forte, finché mamma non ci ha fermate. La fronte di Lucia era tutta ricoperta di sangue, eppure non sentiva dolore. Non sentiva niente. Io non sento mai niente. La mamma si è preoccupata talmente tanto che ci ha mandate da uno psicologo. Depressione si è arrabbiata tanto con me, mi diceva "Ma che hai fatto? Ora mi verranno a prendere e non potrò più stare con Lucia, mi rinchiuderanno da qualche parte! Non si fa così, che hai fatto?". Non mi ha toccata più di tanto, mi ha infastidita un po' perché urlava, ma neanche troppo, alla fine ha smesso. Lo psicologo l'ha fatta diventare mese dopo mese sempre più piccola, ha svegliato le altre emozioni che hanno ridipinto tutto e hanno ricominciato a lavorare. Depressione è ancora qui credo, ma si deve essere nascosta, perché sono passati 5 anni e da allora non l'ho più vista. Un po' mi manca... alla fine quando c'era lei io potevo stare spesso con Lucia, ora invece dopo quell'incidente con la parete tutti cercano di tenermi a bada nel mio angolino. Non che mi importi. Mi annoio sia qui dentro che lì fuori. Credo abbiano paura di me, paura che io faccia del male a Lucia. Ma io non voglio fare proprio niente. Non ho voglia nemmeno di parlare con voi. Perché mi ascoltate? Non vi annoiate?

venerdì 8 giugno 2018

Cosa ne penso del #mattarellagate

08.06.2018
Caro lettore, ormai da qualche mese ho scaricato Tumblr. È un po' la versione meno impegnativa di LOH's Blog, ci scrivo su qualcosa quando ho un argomento che mi frulla per la testa, ma non ho voglia di aprire il computer e scriverne qui. Di recente ho tuttavia pubblicato un paio di post che vorrei condividere anche qui con te. Fammi sapere cosa ne pensi e se ti ho incuriosito, vammi a cercare e seguire su "imloh".

No, non è un argomento adatto a Tumblr, ma potete immaginare quanto me ne freghi. Mattarella. Oh sì, ne parliamo anche qui, come se Facebook non fosse stato già abbastanza scagazzato a destra e manca da chiunque, tutti giuristi oggi, me compresa. Ne parlo qui perché nessuno mi legge e nessuno mi conosce, così mi posso finalmente sfogare senza dover rendere conto a nessuno, come ho già ampiamente fatto altrove.
Bene, questa è la mia opinione: il Presidente della Repubblica non se lo caga mai nessuno. Ed è triste, perché dovrebbe essere il massimo esponente del nostro Stato, non un mero notaio firmacarte. Ieri sera Mattarella si è fatto valere come non mai, a fatto un discorso stupendo, qui il link. Io l'ho trovato un discorso coerente, sincero, condivisibile, ma soprattutto NEI PARAMETRI CONSENTITI DALLA COSTITUZIONE. E a tal proposito, visto che è un punto cruciale del mio discorso, vi linko un articolo fatto strabene sull'argomento. punto. Adesso ci sarebbe da aprire tutta una parentesi sulle reazioni di Conte, Salvini, Di Maio, la caduta del "governo del cambiamento" e molto altro ancora, ma non divaghiamo.
Qui si dividono fatti e opinioni: i fatti sono che Mattarella poteva fare ciò che ha fatto; l'opinione è che a mio parere ha fatto bene, ma certo si può anche pensare il contrario. È mia buona norma sposare i fatti e rispettare tutte le opinioni, anche le più assurde, ma devo ammettere che alcune mi danno alla testa ed è di queste che volevo parlarvi.
Al secondo posto (di due, vbb) troviamo gli insulti al presidente. Io lo trovo un fatto gravissimo. Fossimo in America, minacce e calunnie come quelle che stanno girando nelle ultime ore non passerebbero certo inosservate. Posto che certe cose non si dovrebbero dire A NESSUNO, posto che oltretutto sono pure prive di fondamento, ma come stramazzo vi permettete di ingiuriare il Presidente della Repubblica? Al di là dal fatto che è un reato, ma dove sono finiti il rispetto, l'umiltà, il patriottismo? Solo schifo.
Ma il primo posto se lo aggiudicano le non-argomentazioni, perché sono quelle che mi danno più fastidio in qualsiasi discussione. Per evitare che voi commettiate il grave errore di non-argomentare con me, ecco alcuni comodi tips da seguire:

  1. Leggete con attenzione il commento della persona con cui state discutendo e, se credete di non averlo compreso, rileggetelo o chiedete spiegazioni.
  2. Analizzate i punti che il vostro interlocutore sta considerando e rispondete punto per punto senza tralasciare nulla, o sembrerà che siate appositamente laconici perché non siete in grado di rispondere.
  3. Portate a sostegno della vostra tesi e per falsificare quella altrui dati, studi, articoli, citate le fonti... dimostrate che state parlando di fatti e non di opinioni.
  4. Se invece le vostre sono solo opinioni, esponetele con rispetto, perché valgono tanto quanto quelle del vostro interlocutore (ossia zero).
  5. Se rispondete con supponenza, aggressività e sarcasmo, se non toccate tutti i punti in esame, andate a parare da tutt'altra parte, non citate le fonti, spesso è perché non sapete controbattere in modo coerente, ergo avete perso la discussione peccando di non-argomentazione.
  6. Cambiare opinione non solo è possibile, ma è spesso segno di intelligenza, non vergognatevi a farlo. Se tuttavia alla fine del dibattito credete ancora di aver ragione e lo stesso vale per il vostro interlocutore, accettate il fatto che avete due opinioni diverse, scaricate la tensione accumulata e proseguite con le vostre vite in pace e serenità.
E nulla, cari amici, questo è quanto. Sono felice di essermi sfogata con voi, ora posso dormire sonni tranquilli.
Sogni d'oro!

sabato 21 aprile 2018

Di come la Volpe amò il Principe - 1

21.04.2017
Fu estremamente meticoloso nella sua pazzia. Quando sbatté la porta alle sue spalle, non restava più nulla di integro, aveva fatto tutto a pezzi, si era assicurato di aver distrutto la vita di lei come lei aveva distrutto quella di lui. Ma non aveva finito, era pronto a fare molto peggio di quel semplice atto vandalico.
Lui era James, un uomo sulla cinquantina, di quelli che sono così pieni di barba e capelli canuti da sembrare già sui sessanta. Aveva passato tutta la sua vita nella penombra: indossava abiti grigi, faceva il tassista, viveva in un triste monolocale. James esisteva per 23 ore su 24 al giorno, ma quella restante, quella lì, dalle 6 alle 7 del mattino, la Viveva davvero, almeno per come la vedeva lui. James si alzava alle 13 tutti i giorni dal martedì al sabato e tutti i giorni dal martedì al sabato seguiva la stessa routine: water, doccia, armadio, cucina, pranzo ore 13.30, spesa, cucina, taxi, ospizio, visita alla mamma dalle 14.45 alle 15:15, taxi, televisione dalle 15:30 alle 17, inizio del turno, pausa per la cena dalle 19 alle 19:20, taxi fino alle 6 del mattino con 2 pause caffè, una ogni tre ore. Dalle 6 alle 7 restava nel parcheggio della discoteca Empire e aspettava che lei finisse di riordinare. 
Lei era Corinne, in arte Queen, una donna sulla trentina, di quelle truccate e vestite come ventenni, ma smunte e deperite come settantenni. Corinne gestiva l'Empire, una discoteca che era per lei come una figlia: sognava di aprirla da quando aveva 18 anni, ma i suoi non avevano mai sostenuto il suo pazzo progetto, volevano che studiasse economia. A 23 anni, poco prima di laurearsi, i suoi genitori morirono in un incidente stradale e, dopo un breve periodo di lutto, la ragazza investì tutta la sua eredità nel locale. Fu così che nacque l'Empire e in pochi anni divenne il locale più in voga di tutto il circondario. Corinne si alzava tutti i giorni alle 19, cenava, beveva qualcosa di molto forte che le desse la forza di affrontare la serata, si lavava (solo a volte, per amor del vero), si vestiva, truccava e andava a piedi all'Empire, poiché non aveva mai preso la patente. Alle 21 arrivavano i suoi collaboratori e insieme fino alle 23:30 organizzavano il locale, facendosi di qualsiasi stupefacente capitasse a tiro. Alle 5 i clienti uscivano, alle 6 se ne andavano anche i collaboratori e lei rimaneva un'altra ora a rassettare. In quell'ora Corinne diventava un'altra: accendeva tutte le luci, metteva della musica classica, si toglieva i tacchi, si scioglieva i lunghi capelli dorati e riordinava le ultime cose danzando leggera. Alle 6:45 andava nella sala del personale, preparava due camomille, si rimetteva i tacchi, spegneva le luci, usciva dal locale e saliva in macchina con lui.
Alle 6:55 c'erano solo loro due nel parcheggio deserto. James faceva accomodare Corinne sui sedili posteriori aprendole la portiera, una gentilezza che riservava volutamente a lei sola. La ragazza lo ringraziava con un sorriso e un bicchiere di camomilla. James metteva in moto il vecchio taxi e la accompagnava a casa, a pochi minuti da lì. Percorrevano l'intero tragitto in silenzio, sorseggiando la loro ambrata bevanda. Una volta arrivati, lui scendeva per primo e le apriva nuovamente la portiera, quindi scendeva lei, gli lasciava 5 euro e un cioccolatino in mano, si sorridevano e si lasciavano. La domenica né James né Corinne lavoravano. James passava l'intera giornata in solitudine pensando a lei. Corinne dormiva durante il giorno, mentre la sera usciva con amiche, amici o spasimanti che puntualmente venivano rifiutati. Lunedì sia James che Corinne lavoravano anche di mattina. Lei si occupava di tutte le scartoffie e puliva a fondo la discoteca. Lui era di turno dalle 8 alle 12, tornava a casa, pranzava e cercava di riposare prima della notte, ma riusciva a pensare solo a lei. Non pensate che Corinne fosse completamente indifferente a James, al contrario, avere un tassista personale la lusingava e amava il fatto che fosse l'unico uomo che conoscesse in grado di apprezzare appieno un momento di completo silenzio, ma per James era quasi un'ossessione, perché quell'ora di contemplazione era l'unico momento della giornata in cui si sentisse minimamente vivo. Si sentiva estremamente privilegiato nel poter osservare la metamorfosi di quella donna che da bruco strafatto e ipertruccato si trasformava in bellissima farfalla, che leggiadra volava sulle note di Chopin. Essere il prescelto per portarla a casa ogni mattina, ricevere addirittura una bevanda calda e un sorriso quando già solo rimirarla per lui era tantissimo, lo rendeva unico e speciale come mai era stato in vita sua. Entrambi tenevano gelosamente segreta questa routine, Corinne perché temeva le reazioni di qualche spasimante impetuoso nei confronti del suo tassista, James perché la riteneva una perla troppo preziosa per essere condivisa col mondo.
Tutto andava avanti con lo stesso ritmo ormai da 6 anni. Ma una mattina autunnale tutto cambiò.

venerdì 1 dicembre 2017

Come sopravvivere alla vita?

01.12.2017
Passare tutta la vita a cercare di raggiungere il traguardo successivo, perché l'obiettivo appena raggiunto non è riuscito a soddisfarti come speravi, a darti quel che cercavi. Che senso ha allora rincorrere qualcosa che sembra non poter arrivare mai? Il mio Obiettivo è essere adatta alla vita. Supero ogni step nella speranza che nel prossimo troverò il mio habitat naturale, il tassello mancante per completare il mio puzzle e imparare finalmente a Vivere; invece quel pezzetto non lo ottengo mai, mai e poi mai. Ho solo vent'anni e già mi sto stancando di cercare. Ma se smetto di viaggiare, cosa mi rimarrà? Resterò per sempre seduta sul pavimento della mia cameretta a contemplare il mio puzzle incompleto e a struggermi nel rimorso di non aver provato una volta di più a trovare quel tassello, magari la volta buona.
Ma come ci si adatta alla vita? Accettiamo l'evoluzione come la "lotta per l'esistenza" teorizzata da Darwin e allora ammettiamo che "il più adatto" a vivere corrisponda al "più forte". La do come postulato vista la rilevanza in ambito scientifico della teoria evoluzionista, ma, anche volendo dimostrarla, è presto fatto: ci stiamo domandando come sopravvivere alla vita perché la stiamo considerando come una realtà complessa e complicata, un puzzle, un enigma, una sfida e si sa che "quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare", "a mali estremi, estremi rimedi" e "se non riesci ad aprire il barattolo di marmellata, fallo fare a tuo fratello che ieri ha fatto bicipiti in palestra". Tornando a noi, dicevamo che il più adatto alla vita è il più forte. Certo, basta guardare il TG per comprendere che non è un mondo per deboli, tutt'altro, questi ultimi vengono emarginati, uccisi nel peggiore dei casi: i disabili vengono limitati da barriere architettoniche quotidianamente, i malati vengono stigmatizzati ed esclusi dalla società, i più poveri vivono per le strade, i più fragili restano bruciati dalla spietata realtà e scelgono il suicidio. Visto com'è strutturato il nostro mondo, considerare la "forza" solo nel suo connotato fisico pare riduttivo. Non basta avere molti muscoli al giorno d'oggi, non vale la legge della savana, non è un "vince chi mangia tutti gli altri", almeno non letteralmente, il cannibalismo non è socialmente accettato (per ora). Certo, il "corpus sanus" aiuta, serve come difesa e in più nella società in cui viviamo è utile essere di bell'aspetto; ma anche la "mens sana" è essenziale. Bisogna essere in grado di essere tutto ciò che gli altri si aspettano che tu sia, niente di meno, o vieni sottovalutato ed emarginato, niente di più, o sei esagerato, eccessivo, troppo perfetto. Bisogna essere in grado di essere tutto ciò che ci aspettiamo da noi stessi e diventare le persone che vorremmo essere. Bisogna essere in grado di guadagnarsi attimi di estasi con enormi sacrifici e sorridere. Bisogna essere in grado di rialzarsi dopo le peggiori cadute, trovare il lato positivo e sorridere. Bisogna essere in grado di sgomitare tra la folla per arrivare dove meritiamo, ma senza far male a nessuno, pena il biasimo sociale. Tutto questo senza impazzire, naturalmente, che è probabilmente la parte più difficile. E sapete qual è l'aspetto divertente di tutto ciò? Che qualora vi steste chiedendo se esiste una scuola per imparare ad essere forti e ad adattarsi alla vita, la risposta è che questa è la vita stessa! Cioè, per imparare a vivere bene, l'unica soluzione è vivere. Poi "per forza" che uno impazzisce, è matematico. Viviamo tutti in un terrificante Paese delle Meraviglie in cui siamo tutti talmente pazzi da non rendercene più nemmeno conto e da sembrare tutti sani, nella norma. Ma allora vale la candela un gioco così perverso da insegnarti le regole facendoti giocare, da farti andare fuori di testa? Certamente, resta sempre il Paese delle Meraviglie, chi non vorrebbe visitarlo?
Vorrei concludere questo post con qualche consiglio speciale utile ad adattarsi alla vita, ma se li conoscessi questo articolo probabilmente non esisterebbe neppure, probabilmente a quest'ora mi starei godendo il mio sabato pomeriggio con tanti meravigliosi amici e avrei finito di studiare per gli esami con cui sarei ovviamente in pari, ma non succederà mai, o almeno non succederà oggi. Ci proverò comunque, ecco a voi i 10 comandamenti per una vita ben riuscita.
1) Non avrai tanto altro aiuto all'infuori di te. Nasciamo soli e moriamo soli, quindi dobbiamo diventare i migliori amici di noi stessi: accettatevi, apprezzatevi, parlate con voi stessi quando avete un problema, datevi dei consigli da soli, costruitevi un piano per la vostra vita e cercate di seguirlo senza essere troppo severi con voi stessi qualora non ci riusciste. Createvi delle occasioni, datevi agli hobby, costruitevi la vostra stessa felicità. So quanto possa essere difficile e non saprei dirvi come fare più di così, visto che nemmeno io ne sono totalmente capace.
2) Non arrenderti invano. Il miglior modo per diventare forti è esserlo. Affrontate la vita di faccia e preparatevi a tutto: potete farcela, basta un po' di determinazione!
3) Ricordati di trovare il lato positivo. Nel bene e nel male, ricordate che siamo nel Paese delle Meraviglie, qualcosa per cui sorridere, fosse anche soltanto la smisurata testa della Regina di Cuori, c'è sempre. Trovatela o davvero sarà complicato tirare avanti.
4) Onora il precetto delfico. Questa è difficilina, lo ammetto. Quando impariamo chi siamo (sì, il precetto delfico sarebbe "conosci te stesso"), scopriamo cosa ci rende davvero felici. A quel punto fate tutto il possibile per esserlo e il primo step è sicuramente accettarsi e apprezzarsi per quello che siamo. Come conoscersi? Ditemelo voi, io non so ancora chi sono.
5) Non temere di chiedere aiuto quando necessario. Non è sempre possibile fare tutto da soli ed è il miglior modo per impazzire, quindi non abbiate paura di chiedere una mano a qualcuno di molto vicino a voi o ad uno psicologo, ma senza esagerare o sarete dei deboli, quando potete contate solo su voi stessi.
6) Non commettere atti estremi. Siate morigerati, gli eccessi sono sempre negativi, mettetecela tutta, sì, ma per trovare l'armonia. Usate il cuore, ma anche il cervello, spendete i soldi, ma non sprecateli, faticate, ma senza ammazzarvi, divertitevi, ma senza finire in coma etilico. NB: giusto mezzo diverso da mediocrità, potete eccellere in tutto senza darvi a poco consoni estremismi.
7) Non ti incaponire. Siate duttili. Abbiate la forza di cambiare strada se quella che percorrete è impercorribile. La vita tante volte ci mette davanti a situazioni impossibili: finché vale la pena di fare scelte difficili, seguite il vostro cuore, ma se non c'è trippa per gatti, girate i tacchi, il mondo è pieno di possibilità.
8) Non dimenticare di allenare mente e corpo. Studiate e fate esercizio. Conoscete il mondo in cui vivete e preparate il corpo a percorrerlo tutto. Fate meditazione e fate sport. Mens sana in corpore sano.
9) Non farti i fatti d'altriCome dicono i saggi "vivi e lascia vivere" e "chi si fa i fatti suoi campa 100 anni". Pensate agli affari vostri, non giudicate la vita degli altri o i loro comportamenti, non impicciatevi e non tentate di aiutare chi palesemente non vuole essere aiutato. Abbiate il coraggio di vivere la vostra vita senza ficcanasare in quella altrui a meno di esplicito invito, ché è già abbastanza difficile così senza accollarsi anche i problemi degli altri. NB: non vuol dire essere menefreghisti o egoisti, aiutate il prossimo ogni volta che potete, ma non quando il prossimo vostro non vuole il vostro aiuto o più volte l'ha calpestato.
10) Non giudicare i comandamenti d'altri. Non mi veniva in mente un decimo consiglio. Non so nemmeno come ho fatto a trovarne nove, quindi apprezzate quel tanto che sono riuscita a fare, miscredenti. Bacini da LOH.

lunedì 11 settembre 2017

If time is all I have #3

11.09.2017
Quattro anni dal primo Random® su questo blog... Ne è passato di tempo, caro lettore! Ti scrivo un po' di getto, è tutta la notte che sento la necessità di celebrare questo anniversario ed ora finalmente posso farlo. Quando è scoccata la mezzanotte ero in un parcheggio con degli amici a chiacchierare, ridere e scherzare, ho guardato il display del mio cellulare e alla vista di quei quattro zeri uno in fila all'altro il mio primo pensiero è stato il blog. Pensavo fosse il terzo anno di vita del LOH's e invece ora vengo a scoprire che è addirittura il quarto! 
Pensa, l'11.09.2013 io avevo 15 anni, facevo il liceo classico, ero molto vicina a persone che ora non vedo neanche più per caso e sognavo una grande storia d'amore tutta mia che tuttavia non arrivava mai. In America governava Obama, in Italia Letta, adesso negli USA vige Trump (almeno per adesso) e da noi Gentiloni. Anche per me molte cose sono radicalmente cambiate: ora sono al secondo anno di Psicologia (indietro di tre esami, piango), vivo da sola, frequento persone diverse e sono innamoratissima. Il mio blog è molto differente da allora, analizziamo per esempio il mio primissimo post, "Random#1" (che non ti linko perché faceva pena, ti risparmio lo schifo, prego).
"Io che scriverò post, a volte random, a volte no, senza guardare alla forma o al senso, ma solo seguendo i miei pensieri così come la mia mente li dispone"
 Sì... ma anche no, col passare del tempo mi sono resa conto che non stavo dando la giusta importanza né alla forma né al contenuto di elaborati che venivano pubblicati, così, dopo un primo anno di produzione non mediocre, ma proprio scadente, ho cercato di alzare l'asticella. Tutt'ora non credo di star facendo del mio meglio, ogni volta che rileggo i miei post penso sempre che non rispecchino la mia idea originale, che non rispecchino me, ma ci sto lavorando!
"Cosa troverete sul mio blog? Mah, onestamente non lo so. Forse un pezzetto di vita, forse un alone lasciato da una lacrima evaporata, forse un'opinione gridata all'orecchio di internet, forse una donna non riconosciuta all'anagrafe, forse una bambina nascosta dietro al suo dito"
 Questo è ancora vero, credo. Finisco sempre per mettere qualcosa di me in quello che scrivo, che sia nel contenuto, nello stile o nel mood, ho sempre cercato me stessa nella tastiera del computer. É per questo che poi sclero quando mi rendo conto che un post non viene come speravo, perché per te, caro lettore, quelle righe parlano di me e invece stai facendo amicizia con una persona completamente diversa da chi sono in realtà. Ormai credo che derivi dal fatto che nemmeno io so più che sono... Anche in questo caso però, work in progress, "Storia di un'anima" mi sta aiutando molto in questo senso, al momento sono elaborati un po' bruttini, ma, non appena avrò scritto anche l'ultimo capitolo, li unirò tutti in un nuovo post corretto e migliorato che spero ti e mi farà capire chi è LOH.

A questo punto il mio vecchio post si conclude con una chiosa sconclusionata e confusa che cerca di spiegare il motivo per cui avevo aperto il blog (noia e desiderio di emulazione) e di tirare le fila di un discorso senza "nessun filo logico, niente di niente". 
Sì, credo di essere migliorata da allora o almeno credo di essermi impegnata a farlo.

E puff, in men che non si dica passano quattro anni. Dopo un primo anno di produzione imbarazzante e principalmente randomica da cui si salva forse giusto "Anniversari muti", qualcosa in me è cambiato. Il mio spirito da psicologa (per ora) mancata mi obbliga a pensare che debba esserci stato un evento nel 2014 che mi ha scossa abbastanza da aprirmi gli occhi, ma non saprei dirti quale. Post completamente nuovi sono apparsi sulla mia bacheca: serie, racconti, stream of consciousness, i Random® sono decisamente diminuiti e la qualità è pian piano migliorata. 
Quello che un po' mi spiace è che anche dopo quattro anni di blog e trentatré post (con questo trentaquattro) io non abbia ancora un feedback da parte tua, che non si crei discussione sotto un argomento. Come ti dicevo, so che i miei lavori non sono eccezionali, ma mi piacerebbe che qualcuno mi facesse notare cosa va e cosa no oppure che aggiungesse un suo apporto personale al mio pensiero... Mi rendo conto però che questo non accade anche perché non pubblicizzo il LOH's da nessuna parte, lo tengo segreto, aperto solo a noi due. Perché? Un po' perché non vado particolarmente fiera di questi contenuti, un po' perché mi imbarazzerebbe troppo. Ma, ehi, se non lo faccio io, puoi sempre far girare tu la voce!
E così torniamo ad oggi, 11 settembre 2017, primo giorno di scuola per molti ragazzi italiani e momento di summa per il mio blog. Buoni propositi per questo nuovo anno insieme? Migliorare sempre più la qualità dei miei scritti e cercare di scrivere qualcosa che davvero parli di me. 
A presto!
LOH

giovedì 31 agosto 2017

INCANTO #2

31.08.2017

San Francesco 2.0
In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.*
Potrei citarvi a memoria tutte quelle stronzate da catechismo che m'hanno inculcato quando c'avevo sei anni. Ma dico io, ve pare normale? Un pidocchio da un metro e un cazzo che nun sa manco da che parte sta girato, deve sape' tutti e dieci i comandamenti di un Dio che poi tanto potente nun pò esse' se nun c'ha manco un cartone animato tutto suo in tv. Secondo me i pischelli dovrebbero solo giocare a pallone. A me mi ricordo che mi piaceva da morire, scendevo giù dal palazzo dopo pranzo e restavo a giocare coi vicini fino a sera quando tornavo a casa co' le ginocchia sbucciate e la maglia der Capitano tutta impolverata. Ah!, allora sì che me la tagliavo, mica al sabato in oratorio a ripetere la storia della prima bottanazza dell'universo. Poi per forza che ce sta... come se chiama? La misoggenia. C'hai sette anni e un prete te dice che prima l'omo era felice, ma poi è arrivata na donna che con la sua mania della dieta e della frutta ha mandato a fanculo tutto l'Eden. E tu ce credi, perché, insomma, quel prete pur de nun avecce niente a che fa con le donne se ne sta tutto il giorno a fa la messa. Torni a scuola il lunedì e ce sta Teresa al primo banco, bionda e bella come al solito, eh, ma te ricorda troppo Eva e finisci per fare celo-manca co' le figurine Panini in fondo alla classe, ché i calciatori non hanno mai condannato alla dannazione eterna nessuno. Cazzo, me ricordo ancora come stavo quando ho finito l'album: c'avevo messo i secoli, ma poi stava tutto riempito da cartine coi giocatori e allora ba, una gioia, regà, una gioia che nun se pò capì. Ma te l'hai mai finito un album de figurine? So' stato così felice poche altre volte... Poi, per carità, diventi grande e impari ad apprezzà le piccole cose. Sai cosa me piace a me? La libertà. Me piace sapé che oggi sto qua, ma domani forse no, me piace calpestà l'erba der prato anche se nun se pò, me piace avere una casa nuova ogni giorno e una pisqua nuova ogni notte. È per questo che vivo sulla strada, che te credi, che me c'ha mandato mia moglie? Ahahah, ma quale moglie, che la prima volta che n'omo s'è fidato de 'na donna t'ho detto com'è finita! Io me fido solo delle troie, che almeno quelle sono oneste e te lo dicono che son bottane. Nono, io vivo sulla strada perché me piace essere libero, ma Libbero proprio, co' la elle grande e la bi doppia, me piace svegliamme con l'alba, bere alla fontana, cantà per la gente, farme offrì il pranzo, andare in campagna a piedi, rubare n'ovo a un contadino, berce un vinello insieme, osservare il tramonto e dormì tra le braccia de la moglie sua. Sta sigaretta? Me l'ha data stamattina un povero cristiano che suonava la chitarra sul mio stesso marciapiede perché l'ho ascoltato e applaudito per du'ore, così me so' fatto concerto e bottino. 
Sai che penso? Che se so ancora vivo nonostante tutte le schifezze che faccio, o Dio non esiste o è un delinquente come me.


*Caro lettore, benvenuto nella canonica postilla che troverai in ogni episodio di "INCANTO". L'incipit di oggi, l'avrai probabilmente riconosciuto, ce lo offre Umberto Eco ne "Il nome della Rosa". Ho voluto provare uno stile un po' diverso dal mio solito, è uscita una cosa decente? Come al solito, le critiche sono apprezzate. Spero di non aver offeso nessuno con questo racconto, inutile dire che non rispecchia le mie opinioni, ma, di nuovo, ho voluto provare qualcosa di diverso. Fammi sapere che ne pensi!

lunedì 24 luglio 2017

INCANTO #1

24.07.2017

C'era una volta l'amore
Come ogni anno, l'ultimo dell'anno sono passato a prendere Madrina per accompagnarla dalla mamma. Madrina è un legno antico ben conservato. *
Ci siamo conosciuti quando io ero solo un bambino: 31 dicembre, pomeriggio gelido, stavo giocando a calcio coi miei amici quando il pallone è finito sul ramo di una quercia altissima. Nessuno aveva il coraggio di arrampicarsi fin lassù, così l'onore toccò a me, il più piccolo della compagnia. Tremavo come una foglia ed ero pallido come una nuvola. Caddi, ça va san dire. Quando mi risvegliai ero in ospedale, attorniato dalla mia famiglia, dei miei amici neppure l'ombra, erano scappati subito dopo aver fatto una telefonata anonima al 118. "Ti abbiamo trovato disteso per terra, svenuto, ma senza nulla di rotto, solo qualche livido, le foglie secche della quercia hanno fatto da materassino, sei stato molto fortunato" mi disse il dottore "Ah, ed eri abbracciato a questo, se vuoi te lo lascio come ricordo di questa brutta esperienza". A questo punto della storia, incontro Madrina. L'ho chiamata così quel giorno in ospedale, ero convinto che fosse stata lei a salvarmi e non quel mucchio di foglie morte come insisteva il dottore: che ne sanno i medici d'altronde, così impegnati a dare una spiegazione logica a tutto da dimenticare la forza della magia. Sì, credevo e credo nella magia, infatti, appena tornato a casa, intagliai Madrina e ne feci una bacchetta magica. Devo ammettere che per essere stato il mio primo tentativo di intaglio, sono stato piuttosto bravo. Dopo averle dato una forma conoidale e averla dotata di un pomello sferico, ho chiesto a mio padre di comprarmi della vernice per il legno e l'ho dipinta di verde. Inizialmente la usavo come un giocattolo, dopo l'incidente del pallone la mia compagnia era scomparsa dalla circolazione ed io ero rimasto piuttosto solo, così giocavo con Madrina: insieme debellavamo pirati, aprivamo portali e costruivamo castelli incantati. Ogni 31 dicembre tornavamo alla quercia e lasciavo un po' sole madre e figlia. Man mano che il tempo passava, giocavo sempre meno con Madrina, ma quell'anniversario non ce lo perdevamo mai. 
Ieri però qualcosa è cambiato. Come vi dicevo, sono passato a prendere Madrina in motorino per accompagnarla dalla mamma. La sera prima avevo dormito da un amico con il resto delle mia (nuova) compagnia e la mattina appena sveglio mi sono vestito per andare alla quercia. Ero abbastanza eccitato, la sera prima ci eravamo divertiti un sacco e quello era un giorno speciale, il decimo anniversario del mio incontro con Madrina. Andava tutto troppo bene. Pensavo che i miei amici stessero ancora dormendo, non volevo disturbarli, era mia intenzione andare a casa in moto, prendere la bacchetta, andare alla quercia e nel giro di due ore essere di nuovo tra loro per il secondo round. Ma Simone era sveglio: "Max, dove stai andando?". Non gliel'avessi mai detto. Ha scatenato un putiferio, ha svegliato gli altri e insieme hanno deciso che dovevo scegliere tra loro e Madrina: "Lo facciamo per te, Max, c'hai 17 anni, non puoi credere seriamente che un pezzo di legno sia magico. Mo scegli, o resti qua e fai la persona sana, o vai da cosa, lì, Fatina e non torni stasera". Se prima potevo essere indeciso, a "cosa lì, Fatina" non avevo più dubbi. Loro sono proprio come i miei ex compagni delle elementari, amici amici, ma quando ho bisogno del sostegno di qualcuno, scappano tutti. Non ho bisogno di gente così nella mia vita, ho Madrina, lei mi ha salvato la vita e mi è stata vicina sempre negli ultimi dieci anni. Così, senza ulteriori indugi, sono tornato a casa mia, ho preso Madrina e siamo andati alla quercia. Una volta seduti, ho iniziato a riflettere ad alta voce. Lo faccio spesso con Madrina e sua madre, parlo un po' di com'è andato l'anno prima di lasciarle sole un'oretta. "Sono passati 10 anni e ancora non è cambiato nulla, i soliti amici di merda pronti a scappare quando il gioco si fa duro. Dieci anni fa ero un bambino di 7 anni pronto ad ammazzarsi su una quercia alta quattro metri pur di farsi accettare dagli altri, ma oggi chi sono? Sono un ragazzo che pur di non commettere di nuovo lo stesso errore ha perso tutto. Io tengo a voi e vi sono grato per questi anni passati insieme, ma se avessero ragione loro? Se fossi solo un pazzo che parla con un legno antico ben conservato? Forse non è un caso se tutto questo macello è successo proprio oggi, dieci anni dopo, forse è un segno, il segnale che è ora di andare avanti". Vi giuro, vi giuro sulla testa di mia madre che a quel punto Madrina si è mossa. Non era mai successo in dieci anni, ma ieri è accaduto, la mia bacchetta mi ha risposto, è stato il momento più assurdo, inquietante e meraviglioso della mia vita. Probabilmente il Dottor Mucchio di Foglie a questo punto direbbe: "È inverno, Massimo, sarà stato un colpo di vento", ma vi assicuro che non c'era nulla di naturale in quel movimento. Avevo puntato Madrina verso la quercia come sempre e improvvisamente si è voltata di 180 gradi puntando alle mie spalle. Dopo qualche secondo di paralisi per via dello stupore, ancora con gli occhi sgranati e la bocca spalancata, mi sono voltato. Dieci anni prima avrei visto i miei compagni giocare a pallone nel campetto improvvisato alla bell'e meglio in mezzo alla campagna, ma ieri no. Ieri c'era lei. Era bellissima. Doveva essersi persa, non era vestita per una passeggiata laggiù, aveva un abito azzurro lungo fino ai piedi di flanella e un corto pellicciotto bianco. Camminava instabile su dei piccoli tacchetti bianchi e si guardava attorno sperduta. Lunghi capelli castani le incorniciavano il viso e poi... Poi mi ha guardato. Oddio, guardato è una parola grande, però il suo sguardo ha incrociato il mio mentre si voltava da una parte all'altra e mi ha sorriso: aveva il viso più dolce che io abbia mai visto in vita mia, occhi verdi, guance rosse e labbra sottili. A questo punto è avvenuta la seconda magia: un forte colpo di vento proveniente dalla quercia ha fatto alzare me e cadere all'indietro lei. Madrina lo stava facendo di nuovo, mi stava di nuovo salvando la vita, come dieci anni prima, questa volta conducendomi verso di lei. Mi sono precipitato ad aiutarla, ma stava bene ovviamente, Madrina non l'avrebbe mai ferita. 
"Io sono Max"
"Ginevra, ma preferisco Genny"
"Che ci fai qui?"
"Non posso?" ha risposto impaurita, come temesse di dar fastidio a qualcuno
"Tranquilla, solo mi sembri mezza persa"
"Sì, ero ad un matrimonio in una chiesa qua vicino, mi annoiavo e... e nulla, eccomi qui"
"La prima chiesa è ad un chilometro tipo" ho riso "Come hai fatto a perderti così?"
Mi ha risposto imbarazzata che si era messa ad inseguire un leprotto "Lo so, è stupido, ma sembrava troppo il Bianconiglio di Alice e non volevo perdere l'occasione, anche se impossibile, di trovare il Paese delle Meraviglie..."
Una ragazzina in abito azzurro insegue un coniglio bianco in mezzo alla campagna: ancora non credete alla magia? Per me è così palese che sia stato tutto merito di Madrina, lei voleva che Genny fosse lì in quel preciso momento, voleva che ci conoscessimo. Dopo avermi raccontato della sua disavventura, Ginevra si sentiva terribilmente imbarazzata e stupida, così le ho raccontato la mia storia, quella vi ho appena descritto. Non so se l'ho fatto per farla sentire più a suo agio o per metterla alla prova, la sua reazione avrebbe deciso la mia opinione sul suo conto; ad ogni modo, per la prima volta in dieci anni, qualcuno mi stava ascoltando pieno di interesse e stupore e soprattutto stava credendo ad ogni parola che proferivo. "Ma è incredibile! Forse hai ragione, siamo davvero destinati ad essere amici! Dov'è Madrina adesso?". Ho perso il conto dei miracoli accaduti quel giorno, ma se voi lo tenete ancora, aggiungete questo alla lista: siamo tornati alla quercia e la mia bacchetta non c'era più. Certo, Dottor Mucchio di Foglie, quella raffica di vento potrebbe averla spostata, ma io e Genny abbiamo cercato dappertutto e di Madrina non c'era traccia. Tuttavia dietro sua mamma era sbocciato un fiore, un piccolo bucaneve che prima, ve lo assicuro, non c'era. Ho raccolto il bocciolo e l'ho regalato alla mia nuova amica, inizialmente non lo voleva accettare, diceva che dovevo tenerlo io, ma alla fine sono riuscito a convincerla. L'ho riaccompagnata alla chiesa, ci siamo scambiati i numeri di telefono e al momento ci scriviamo, non vediamo l'ora di rivederci... io non vedo l'ora di rivederla. Tutta questa storia potrà sembrarvi assurda, ma a me ha insegnato chi sono. Sono un Peter Pan esiliato dall'Isola che non c'è in una nuova Neverland che nessuno a parte me riesce a vedere. Sono una Cassandra che ha visioni tanto incredibili quanto reali. Sono un Merlino che tutti prendono per pazzo, persino Artù. Ma più di qualsiasi altra cosa, sono un bambino che ha bisogno della magia per essere salvato mentre cade da una quercia secolare. Ho un solo buon proposito per il nuovo anno: capire che non mi servono bacchette né altri oggetti magici, non c'è magia più grande di quella dell'amore.


*Già, hai capito bene, una nuova serie di post. Qualche mese fa ho comprato un gioco di carte chiamato "Incanto": su ogni carta sono scritti due incipit di libri famosi, il gioco consiste nell'indovinare a quale libro appartengono. La citazione qui riportata non è altro che l'inizio di "Fai bei sogni" di Massimo Gramellini, l'incipit che ho pescato dal mazzo stamattina. Non ho mai avuto occasione di leggere il libro e solo a racconto concluso ne leggo la trama su Wikipedia: "L'autore racconta il proprio percorso interiore per superare il dolore e il senso di abbandono dovuto alla  morte della madre sopraggiunta quando lui aveva nove anni". Il libro ha avuto molto successo e sicuramente questo mio elaborato stupra la storia, mi scuso con te, caro lettore, se diversamente da me hai letto l'intreccio originale e questo mio post ti suona come una bestemmia, ma proprio tu mi saresti immensamente utile con un commento, una critica. Fammi sapere cosa ne pensi di "C'era una volta l'amore".
Buon lunedì!