12.09.2015
Coi piedi per terra, scopri la temperatura del terreno. Coi piedi per terra, l'asfalto è pungente. Coi piedi per terra, i san pietrini sono più fastidiosi che coi tacchi. Coi piedi per terra, devi schivare mozziconi e macchie non ben identificate. Coi piedi per terra, le piante si induriscono. Coi piedi per terra, ti sporchi. Coi piedi per terra, siamo tutti talloni. Coi piedi per terra, l'umanità si divide in "con le calze" e "senza le calze". Coi piedi per terra, siamo tutti uguali. Coi piedi per terra, torniamo indietro nel tempo. Coi piedi per terra in un mondo di "con le scarpe per terra", sei diverso.
Tengo questo blog ormai da qualche tempo. Quando l'ho aperto da un lato cercavo un passatempo, dall'altro di emulare qualcun altro. Ora è diverso, ora è tutto diverso, ma spero che vi piaccia.
sabato 12 settembre 2015
With love, LOH #2... anni
12.09.2015
Ieri avrei voluto scrivere un post. Non ho avuto il tempo di farlo, cosí oggi ne pubblico due.
Caro lettore,
Questa è la seconda lettera che ti mando. Sai, sono due anni che tengo il LOH's blog. Tempus fugit... Ieri ho incontrato una maestra delle elementari, Elisabetta. Mi insegnava inglese, avevamo un libro verde con dei folletti, si chiamava "threequalcosa". Era in centro con due dei suoi tre figli, i due maschietti. Quando andavo alle elementari Elisabetta era andata in maternità. Ieri ho scoperto che era per dare alla luce quello più grande. Mi è venuto un colpo. Davvero un bel ragazzino, tra l'altro, ma troppo, troppo grande. Come puó essere passato tanto tempo? "Sei diventata proprio grande LOH, una bellissima ragazza. Da piccolina eri cosí seriosa...".
E sono passati 2 anni anche per noi. Era l'11 Settembre 2013 quando ho scritto il mio primo post, il primo "Random". Oggi è il 12 Settembre 2015. Cosa hai fatto in questi 2 anni, caro lettore? Parlare con te è un po' come pregare. Per credere che tu esista davvero al di là di un qualche schermo, ci vuole un grande atto di fede e, in ogni caso, rimango sempre senza risposta.
In questi due anni non ho quasi mai trovato qualcosa di cui Parlare. Nulla di davvero interessante. Sono soddisfatta di giusto un paio di post. La tentazione di eliminarli tutti è sempre molto forte, ma sarebbe come rinnegare una parte di me. Una volta il mio regista ci ha detto: "Più cercate di nascondere il lato di voi che odiate, più vi agitate. Più vi agitate, più questo esce preponderante. Quando invece lo accettate, questo scompare quasi da solo". Spero che anche tu possa accettare questo mio aspetto.
50 sfumature di LOH. Qualcuna l'hai davvero vista. In due anni, d'altronde è inevitabile. Tuttavia hai visto davvero poco, sai davvero poco di me. Sai, in greco c'è un verbo che è orào e che significa vedere; a quello che è il nostro passato prossimo peró prende il significato di sapere: ho visto quindi so. Adoro il verbo orào. È difficilissimo, ha un paradigma complicatissimo, ma è il mio verbo proferito. Si puó avere un verbo preferito? A quanto pare...
Hai visto -e quindi sai- davvero poco di me. Va bene cosí peró. Ho creato questo blog due anni fa più che altro per me, per passare il tempo, per sfogarmi, per sentirmi un po' più simile a quello che avrei voluto essere, non per parlarti di me. "Perché la noia mi porta all'autodistruzione", avevo scritto nella descrizione inizialmente, manco fossi autolesionista...
Caro lettore, sto di nuovo lasciando andare la briglia e parlando per flusso di coscienza. Forse dovrei dare una conclusione a questa lettera confusa...
Ti ho scritto per ricordarti come il tempo passi veloce e per dirti di quanto sia contenta di condividerlo anche con te. Brindiamo a questi due anni. Brindiamo a tutto ció che ha inizio e a tutto ció che ha fine. Brindiamo alle mani che si stringono. Brindiamo alle dita che si intrecciano. Brindiamo ai baci che schioccano. Brindiamo al sole che splende. Brindiamo al mare che riluce. Brindiamo alle strade affollate e a quelle deserte. Brindiamo al sentimento. Brindiamo alla musica alta. Brindiamo ai libri tascabili. Brindiamo alle labbra che si schiudono in sorrisi. Brindiamo alle menti che si aprono a nuovi orizzonti e ai nuovi orizzonti che si lasciano scorgere da menti aperte. Brindiamo a chi lotta perchè è convinto che la vita sia conflitto. Brindiamo agli abbracci lunghi e stretti. Brindiamo a chi nell'uomo crede ancora. Brindiamo al castello di Miasino. Brindiamo al passato che ritorna. Brindiamo al presente che non esiste. Brindiamo al futuro che ancora deve arrivare. Brindiamo ad Orwell e Pirandello. Brindiamo ai nostri calici, vuoti di bollicine, ma pieni di parole. Da due anni ormai.
With love
LOH
Ieri avrei voluto scrivere un post. Non ho avuto il tempo di farlo, cosí oggi ne pubblico due.
Caro lettore,
Questa è la seconda lettera che ti mando. Sai, sono due anni che tengo il LOH's blog. Tempus fugit... Ieri ho incontrato una maestra delle elementari, Elisabetta. Mi insegnava inglese, avevamo un libro verde con dei folletti, si chiamava "threequalcosa". Era in centro con due dei suoi tre figli, i due maschietti. Quando andavo alle elementari Elisabetta era andata in maternità. Ieri ho scoperto che era per dare alla luce quello più grande. Mi è venuto un colpo. Davvero un bel ragazzino, tra l'altro, ma troppo, troppo grande. Come puó essere passato tanto tempo? "Sei diventata proprio grande LOH, una bellissima ragazza. Da piccolina eri cosí seriosa...".
E sono passati 2 anni anche per noi. Era l'11 Settembre 2013 quando ho scritto il mio primo post, il primo "Random". Oggi è il 12 Settembre 2015. Cosa hai fatto in questi 2 anni, caro lettore? Parlare con te è un po' come pregare. Per credere che tu esista davvero al di là di un qualche schermo, ci vuole un grande atto di fede e, in ogni caso, rimango sempre senza risposta.
In questi due anni non ho quasi mai trovato qualcosa di cui Parlare. Nulla di davvero interessante. Sono soddisfatta di giusto un paio di post. La tentazione di eliminarli tutti è sempre molto forte, ma sarebbe come rinnegare una parte di me. Una volta il mio regista ci ha detto: "Più cercate di nascondere il lato di voi che odiate, più vi agitate. Più vi agitate, più questo esce preponderante. Quando invece lo accettate, questo scompare quasi da solo". Spero che anche tu possa accettare questo mio aspetto.
50 sfumature di LOH. Qualcuna l'hai davvero vista. In due anni, d'altronde è inevitabile. Tuttavia hai visto davvero poco, sai davvero poco di me. Sai, in greco c'è un verbo che è orào e che significa vedere; a quello che è il nostro passato prossimo peró prende il significato di sapere: ho visto quindi so. Adoro il verbo orào. È difficilissimo, ha un paradigma complicatissimo, ma è il mio verbo proferito. Si puó avere un verbo preferito? A quanto pare...
Hai visto -e quindi sai- davvero poco di me. Va bene cosí peró. Ho creato questo blog due anni fa più che altro per me, per passare il tempo, per sfogarmi, per sentirmi un po' più simile a quello che avrei voluto essere, non per parlarti di me. "Perché la noia mi porta all'autodistruzione", avevo scritto nella descrizione inizialmente, manco fossi autolesionista...
Caro lettore, sto di nuovo lasciando andare la briglia e parlando per flusso di coscienza. Forse dovrei dare una conclusione a questa lettera confusa...
Ti ho scritto per ricordarti come il tempo passi veloce e per dirti di quanto sia contenta di condividerlo anche con te. Brindiamo a questi due anni. Brindiamo a tutto ció che ha inizio e a tutto ció che ha fine. Brindiamo alle mani che si stringono. Brindiamo alle dita che si intrecciano. Brindiamo ai baci che schioccano. Brindiamo al sole che splende. Brindiamo al mare che riluce. Brindiamo alle strade affollate e a quelle deserte. Brindiamo al sentimento. Brindiamo alla musica alta. Brindiamo ai libri tascabili. Brindiamo alle labbra che si schiudono in sorrisi. Brindiamo alle menti che si aprono a nuovi orizzonti e ai nuovi orizzonti che si lasciano scorgere da menti aperte. Brindiamo a chi lotta perchè è convinto che la vita sia conflitto. Brindiamo agli abbracci lunghi e stretti. Brindiamo a chi nell'uomo crede ancora. Brindiamo al castello di Miasino. Brindiamo al passato che ritorna. Brindiamo al presente che non esiste. Brindiamo al futuro che ancora deve arrivare. Brindiamo ad Orwell e Pirandello. Brindiamo ai nostri calici, vuoti di bollicine, ma pieni di parole. Da due anni ormai.
With love
LOH
venerdì 27 febbraio 2015
Violoncellista
27.02.2015
Quelle corde vibrano come i palpiti del
mio cuore. Ma cosa mi succede? Lei é solo un’amica, la mia migliore amica.
Ci conosciamo da quando ho memoria, siamo
compagni di vita da sempre. Lei é sempre stata l’unica che riuscisse a farsi
preferire ad un buon libro. Lei é sempre stata il motivo per cui non sono stato
mai solo. Lei conosce ogni piega della mia anima, ogni anfratto del mio cuore,
ogni angolo oscuro del mio spirito. Lei é parte di me, piú di una sorella, la
mia gemella. Ma non la mia anima gemella. Eppure ora, mentre suona, provo
qualcosa che non ho mai provato. É sempre la stessa, sono sempre le stesso,
cosa é diverso? Magari sono solo condizionato dalla sua musica. La sua dolce,
flessuosa, sexy musica. Con mano di madre accompagna l’archetto di crine sulle
corde tese dello strumento. Avanti e indietro, come una nave mossa da un lieve
vento su un calmo mare. Improvvisamente vorrei stringere quella mano. Lei ha
dita lunghe, affusolate, con le unghie tagliate corte, le mani perfette per una
brava violoncellista. Quelle mani... Perché ora le desidero cosí tanto tra le
mie? Perché ora le desidero cosí tanto sul mio viso, sul mio collo, sul mio
petto... Me le immagino addosso, sul mio corpo, ovunque... Dio, perché questi
pensieri, che cosa dico, che cosa bramo? É solo un’amica!
La musica cambia, cambia il registro. Lei
sorride, ha superato un passaggio difficile e oltretutto ora il ritmo é piú
allegro. Le note sembrano raccontare di una festa in paese. La invito a
ballare, ride, abbassa lo sguardo, rifiuta, insisto, accetta. Avanziamo tra le
coppie che giá saltellano sorridenti nella piazza. Siamo al centro. Ci teniamo
per le mani, le dita intecciate, gli occhi bassi per controllare i passi, le
labbra dischiuse in riso. Prendiamo piú confidenza con la danza, ora ci
guardiamo negli occhi. Oggi si é truccata, non lo fa mai. Con un velo di rimmel
i suoi occhi sembrano differenti, piú grandi, piú belli. La musica sembra
rallentare, mi avvicino a lei, ora ci stringiamo le spalle. “Siamo piú vicini,
ci fissiamo, ma continuiamo a ridere e a saltare come semplici amici”. Mi
accorgo di averlo detto a voce alta e addirittura con un filo di rammarico: che
stupido, devo aver rovinato tutto! Smette di sorridere e di ballare. Abbozzo
una scusa, ma non risulto molto convincente. Inaspettatamente, invece di
ritrarsi imbarazzata, si avvicina suadente e mi circonda il collo con le dita
ed io faccio lo stesso intorno alla sua vita. I miei occhi si posano sulle sue
labbra. Nero.
Torno alla realtá, ora la musica é piú
forte e spigolosa. Sessanta secondi e finirá di suonare. Prego qualsiasi cosa
ci governi e ci guidi che sia stata tutta una stupida fantasia guidata dalle
dolci note. Sono sempre stato molto emotivo d’altronde e che lei sia una fata
del violoncello é risaputo. Tutta la sua sensibilitá entra nello strumento ed
esce da questo sottoforma di soavi armonie. E poi é cosí divertente, cosí
intelligente...
Il pezzo é finito. Appoggia il
violoncello, posa l’archetto sulla sedia, si alza, si inchina e accoglie
umilmente i mille applausi. Sorride, ma quando il suo sguardo incrocia il mio
mi sembra che la sua risata si apra un po’ di piú. Rimango a bocca aperta come
un pesce. Chiudi quella bocca! Non ci riesco. Quella gonna nera fino al
ginocchio le sta magnificamente. Non l’avevo mai vista bella, non é bella,
almeno non fuori. Ma allora perché non riesco a distogliere lo sguardo dalle
sue gambe? La musica é finita, ma il mio cuore continua a battere piú veloce
del normale, le mani sudano, gli occhi sono pieni di lacrime.
É solo un effetto della musica, mi
passerá, domattina staró meglio...
EPILOGO: LA STORIA NELLA STORIA
Ieri avevo un sacco voglia di scrivere, allora ho chiesto a mia sorella di darmi alcune tracce (fa le medie). Me ne ha proposte 4, una più brutta dell'altra, e ho scelto la 2: "Paragona la musica ad un fatto accaduto, storico o personale". Sorvoliamo sulla forma. Ad ogni modo mi é venuto in mente un ragazzo che da poco é entrato nella mia vita, un amico profondamente lacerato internamente per diversi motivi, che in un periodo della sua vita é stato innamorato della sua migliore amica, una violoncellista nonché persona meravigliosa, la conosco personalmente, é la mia compagna di banco. Non so se tutto ciò sia realmente accaduto, mi piace pensare sia andata così però.
lunedì 16 febbraio 2015
Note, ovvero un post inutile
16.02.2015
Se a Febbraio non fa brutto cresce erba dappertutto.
A Dicembre fai legna e dormi.
Perché? Io sono già fuggito abbastanza. Finalmente ho trovato una persona che sento di dover proteggere: sei tu.
Da grande voglio fare lo sbandieratore. Coordinazione. Insieme. Condivisione. Totale. Banda. Mano. Segnale. Comprensione. Forza. La cosa più difficile non é riuscire, ma riprendere.
Autisti di autobus che si incrociano e si salutano.
Se a Febbraio non fa brutto cresce erba dappertutto.
A Dicembre fai legna e dormi.
Perché? Io sono già fuggito abbastanza. Finalmente ho trovato una persona che sento di dover proteggere: sei tu.
Da grande voglio fare lo sbandieratore. Coordinazione. Insieme. Condivisione. Totale. Banda. Mano. Segnale. Comprensione. Forza. La cosa più difficile non é riuscire, ma riprendere.
Autisti di autobus che si incrociano e si salutano.
martedì 13 gennaio 2015
Thinking out loud: social
13.01.2015
A volte mi capita di vedere "Diario di una nerd superstar". Sono dell'idea che se hai bisogno di scrivere un diario te ne compri uno cartaceo e lo tieni chiuso in un cassetto, se proprio vuoi battere a macchina usi una candida e segreta pagina word. Tuttavia ultimamente mi rendo conto del mio strano rapporto con internet ed in particolare coi social. Navigo raramente in rete, non ho neanche uno smartphone, niente what's app, niente instantgram, giusto Facebook per non restare fuori da mondo che apro una volta alla settimana e questo blog. Nonostante ciò, quel "A cosa stai pensando?" risulta tremendamente invitante.
"A cosa stai pensando? So che c'è qualcosa che hai dentro che vorresti esternare, so che oggi hai fatto una particolare riflessione, so che sei entusiasta della tua giornata, so che sei particolarmente triste... Non avere paura, fidati, apriti: a me importa!".
Non conosciamo più la riservatezza e credo che sia perché abbiamo sempre più bisogno degli altri. Noi abbiamo bisogno di illuderci che alle persone importi davvero e quindi respiriamo in funzione dei "Mi piace".
"Sai, ti ho ascoltato e mi trovo totalmente d'accordo con te, ti sono vicino, mi hai fatto sorridere, mi piace questo contenuto, mi piaci tu".
Accettazione. Abbiamo bisogno di sentirci amati e accettati, non bastiamo a noi stessi e abbiamo paura anche solo a provarci. Un mio amico ritiene la misantropia la massima aspirazione nella vita, la vede come la capacità di stare soli, di essere autonomi di evitare l'altro.
Faccio spesso questo ragionamento. Tutte le volte arrivo alla fine con le idee ben chiare, tutto in ordine davanti ai miei occhi, tutto tranne un minuscolo particolare: ma se io non sono e non voglio essere così, se io non ho bisogno dei "Mi piace", se io so che in realtà non c'é nessuno dall'altra parte dello schermo a cui importi cosa sto pensando... Perché desidero ancora postare? E allora mi rispondo: "Non mi interessa essere apprezzata o accettata dai molti, non mi interessa gridare così la mia opinione; desidero però che determinate persone leggano determinati pensieri".
Uno dei motivi della nostra dipendenza da social é che non siamo più in grado di comunicare altrimenti, abbiamo paura di comunicare diversamente.
Comunicazione. Possibile che nell'era della comunicazione ciò che ci manca sia la capacità e il coraggio di comunicare? Forse é colpa mia, forse partendo dalla mia sola esperienza non ho le basi per supportare questa tesi, sicuramente é così... Eppure...
"Stati frecciatina". Chiamasi "Stati frecciatina" tutti quei post pubblicati per colpire semivelatamente qualcuno. Entro su Facebook e inoltro il primo che trovo: "Il suo sorriso, quel piercing che si vede.. A me detto sinceramente mi fai impazzire, perché quando sorride lei sorrido anch'io". Sorvoliamo sull'italiano... Mettiamo che questo ragazzo non abbia scritto tutto ciò per far vedere al mondo che uomo modello romantico e sensibile che é: perché? Perché se non per necessità, ma incapacità di comunicare con la ragazza dal "piercing che si vede"?
E allora come fuggire da questa dipendenza da social? Prima possibilità: rendiamo reale questa falsa comunicazione virtuale. Seconda possibilità: impariamo a bastare a noi stessi, così da essere in grado di respirare sia tra gli amici che in solitudine.
A volte mi capita di vedere "Diario di una nerd superstar". Sono dell'idea che se hai bisogno di scrivere un diario te ne compri uno cartaceo e lo tieni chiuso in un cassetto, se proprio vuoi battere a macchina usi una candida e segreta pagina word. Tuttavia ultimamente mi rendo conto del mio strano rapporto con internet ed in particolare coi social. Navigo raramente in rete, non ho neanche uno smartphone, niente what's app, niente instantgram, giusto Facebook per non restare fuori da mondo che apro una volta alla settimana e questo blog. Nonostante ciò, quel "A cosa stai pensando?" risulta tremendamente invitante.
"A cosa stai pensando? So che c'è qualcosa che hai dentro che vorresti esternare, so che oggi hai fatto una particolare riflessione, so che sei entusiasta della tua giornata, so che sei particolarmente triste... Non avere paura, fidati, apriti: a me importa!".
Non conosciamo più la riservatezza e credo che sia perché abbiamo sempre più bisogno degli altri. Noi abbiamo bisogno di illuderci che alle persone importi davvero e quindi respiriamo in funzione dei "Mi piace".
"Sai, ti ho ascoltato e mi trovo totalmente d'accordo con te, ti sono vicino, mi hai fatto sorridere, mi piace questo contenuto, mi piaci tu".
Accettazione. Abbiamo bisogno di sentirci amati e accettati, non bastiamo a noi stessi e abbiamo paura anche solo a provarci. Un mio amico ritiene la misantropia la massima aspirazione nella vita, la vede come la capacità di stare soli, di essere autonomi di evitare l'altro.
Faccio spesso questo ragionamento. Tutte le volte arrivo alla fine con le idee ben chiare, tutto in ordine davanti ai miei occhi, tutto tranne un minuscolo particolare: ma se io non sono e non voglio essere così, se io non ho bisogno dei "Mi piace", se io so che in realtà non c'é nessuno dall'altra parte dello schermo a cui importi cosa sto pensando... Perché desidero ancora postare? E allora mi rispondo: "Non mi interessa essere apprezzata o accettata dai molti, non mi interessa gridare così la mia opinione; desidero però che determinate persone leggano determinati pensieri".
Uno dei motivi della nostra dipendenza da social é che non siamo più in grado di comunicare altrimenti, abbiamo paura di comunicare diversamente.
Comunicazione. Possibile che nell'era della comunicazione ciò che ci manca sia la capacità e il coraggio di comunicare? Forse é colpa mia, forse partendo dalla mia sola esperienza non ho le basi per supportare questa tesi, sicuramente é così... Eppure...
"Stati frecciatina". Chiamasi "Stati frecciatina" tutti quei post pubblicati per colpire semivelatamente qualcuno. Entro su Facebook e inoltro il primo che trovo: "Il suo sorriso, quel piercing che si vede.. A me detto sinceramente mi fai impazzire, perché quando sorride lei sorrido anch'io". Sorvoliamo sull'italiano... Mettiamo che questo ragazzo non abbia scritto tutto ciò per far vedere al mondo che uomo modello romantico e sensibile che é: perché? Perché se non per necessità, ma incapacità di comunicare con la ragazza dal "piercing che si vede"?
E allora come fuggire da questa dipendenza da social? Prima possibilità: rendiamo reale questa falsa comunicazione virtuale. Seconda possibilità: impariamo a bastare a noi stessi, così da essere in grado di respirare sia tra gli amici che in solitudine.
sabato 27 dicembre 2014
Flusso di coscienza
27.12.2014
Ieri ho avuto alcuni problemi con la forma, il layout credo si dica, del post, sorry.
Oggi sento alcune emozioni contrastanti nell'accingermi a scrivere questo post. Da una parte ho bisogno di buttare giù due righe, da un'altra vorrei tanto parlare di una persona, dall'altra ancora mi chiedo se sia furbo farlo su un blog su internet di cui potrebbe venire a conoscenza e oltretutto non voglio che LOH's Blog diventi una specie di diario. Vorrei allora parlare dell'amore, ma é come se non avessi le parole per farlo. Di nuovo "come una bottiglia"? Non direi... Più come un inesperto venditore carico di merce. Ovviamente vorrebbe venderla, ma ad alcune cose é molto legato e altre non sa come piazzarle. Quale tecnica di mercato usare? Ma poi il pubblico é davvero interessato? No, non credo, tuttavia il magazzino é ormai stipato, il venditore deve sbarazzarsene, sarebbe disposto a vendere la merce anche a se stesso. Forse si limiterà ad urlare ai quatto venti di avere ottimi prodotti e se ne tornerà a casa a mani vuote e magazzino pieno come prima, più di prima. Forse finirà per buttare via un po' di tutta quella roba, anche se separarsene sarà dura. Mentre farà ordine ricorderà ogni episodio legato a ciascun oggetto e vivrà nel ricordo e nel passato una volta di più. Si illuderà che saranno i clienti a venire da lui chiedendogli di comprare la sua merce.
Lasciamo stare.
Ieri ho avuto alcuni problemi con la forma, il layout credo si dica, del post, sorry.
Oggi sento alcune emozioni contrastanti nell'accingermi a scrivere questo post. Da una parte ho bisogno di buttare giù due righe, da un'altra vorrei tanto parlare di una persona, dall'altra ancora mi chiedo se sia furbo farlo su un blog su internet di cui potrebbe venire a conoscenza e oltretutto non voglio che LOH's Blog diventi una specie di diario. Vorrei allora parlare dell'amore, ma é come se non avessi le parole per farlo. Di nuovo "come una bottiglia"? Non direi... Più come un inesperto venditore carico di merce. Ovviamente vorrebbe venderla, ma ad alcune cose é molto legato e altre non sa come piazzarle. Quale tecnica di mercato usare? Ma poi il pubblico é davvero interessato? No, non credo, tuttavia il magazzino é ormai stipato, il venditore deve sbarazzarsene, sarebbe disposto a vendere la merce anche a se stesso. Forse si limiterà ad urlare ai quatto venti di avere ottimi prodotti e se ne tornerà a casa a mani vuote e magazzino pieno come prima, più di prima. Forse finirà per buttare via un po' di tutta quella roba, anche se separarsene sarà dura. Mentre farà ordine ricorderà ogni episodio legato a ciascun oggetto e vivrà nel ricordo e nel passato una volta di più. Si illuderà che saranno i clienti a venire da lui chiedendogli di comprare la sua merce.
Lasciamo stare.
venerdì 26 dicembre 2014
Momenti teologici
26.12.2014
Il vero motivo per cui scrivo
questo post é che sto usando una tastiera nuova. É bellissima e battereci sopra é un po’ come “essere la scrittrice di un film”, come dice mia sorella.
Tuttavia, ho anche molto di
cui scrivere.
Ieri era Natale e stavo
pensando a Gesú. Lo so, sembra assurdo oggi come oggi dire “ieri stavo
pensando a Gesú”, ma seguite il mio ragionamento contorto. Ieri, millenni or
sono, secondo la fede cristiana, é nato in una grotta a Betlemme un bambino
figlio di madre vergine e padre fatto della sua stessa sostanza, “generato, non
creato dalla stessa sostanza del Padre". Dopo diverse vicende e 33 anni quest’uomo venne crocifisso,
“morí e fu sepolto e il terzo giorno é resuscitato, secondo le Scritture”. Come
sappiamo il linguaggio biblico é allegorico, dietro ad una vicenda non
credibile se non per fede, c’é un secondo messaggio, piu´grande, universale, un
messaggio abbracciabile da credenti e non. Io non sono cattolica, ma mi piace
pensare e per questo amo la storia del Vangelo.
Ammiro i fedeli. Qualche
giorno fa una mia amica musulmana ma ha detto di inidiare i convertiti alla
fede islamica, perché quel credo per cui lei lotta, loro l’hanno scelto,
l’hanno sentito dentro.
La religione é un argomento
spinoso oggigiorno. Da una parte é terribilmente mondana, terribilmente istituzionale,
terribilmente temporale; dall’altra é così fuori moda, così out, così imbarazzante… Trovatemi una persona cattolica sulla carta tra i 15 e i 25
anni che non si vergogni di credere in Dio e di professare il suo credo, che
non si vergogni di dire a voce alta di voler pregare. Io lo trovo triste. Mi
rendo conto che lo sguardo critico e scientifico renda difficile avvicinarsi ad
una fede di dogmi e postulati, ma perché discostarsi da questa visione deve
essere motivo di biasimo e vergogna?
Io credo sia stupido non
credere in nulla di più grande, non abbiamo le prove per dire che Dio non
esista. Certo non abbiamo nemmeno quelle per affermare che esista, ma allora se
ci troviamo davanti ad un 50 e 50, perché schierarsi totalmente dalla parte del
no? Personalmente ritengo molto più probabile che ci sia qualche cosa di più grande, qualche cosa che ha dato il via a tutto il resto, qualche cosa che
traspare dietro l’arancio di un tramonto o tra le labbra chiuse in un bacio.
Labbra chiuse in un bacio...
Ieri il mio ragionamento, non
so come di preciso, é finito sull’Amore. Credo che odio e amore siano le due
forze motrici del mondo. La nostra esistenza sussiste se solo respiriamo, se il
nostro corpo vive, se il nostro cuore batte, se i nostri impulsi corrono, ma
Vivere é tutt’altra cosa. Non siamo altro se non puntini invisibili all’interno
del punto un po’ più grande “Italia” che si trova nella minuscola Europa che é dentro la Terra, un granello di sabbia che gira nel piccolo Sistema Solare
che si trova all’interno di una galassia che con chissà quante altre forma
l’universo. Siamo così piccoli e inutili. Alla fine del mio ragionamento sono
arrivata a pensare che la nostra esistenza non abbia poi tanto senso; la nostra
Vita invece ne ha. Perché se domani, amico lettore, arrivasse la tua norte, non
ti prenderebbe silenziosamente, ma porterebbe delle conseguenze nella vita
degli altri. Ci sarà chi piangerà per te, chi gioirà chi ti studierà chi
ti seppellirà e via dicendo. La nostra Vita ha un senso perché in caso della
sua assenza, le cose cambierebbero. Ma non solo. La nostra Vita ha un senso
perché persino la sua presenza fa la differenza. La mia Vita può essere
utile, il fatto che io esisto, aggiunto al fatto che provo sentimenti e ragiono, può cambiare le cose per qualcun’altro, in meglio o in peggio. Ma non é finita.
La nostra Vita può cambiare le cose a noi stessi. Noi possiamo essere felici.
Noi possiamo amare. Noi possiamo scegliere. Noi possiamo ridere, possiamo
piangere, possiamo scrivere, possiamo opporci, possiamo shierarci, possiamo
pensare…
Vivere é scegliere, ma da
cosa sono spinte le nostre scelte se non dall’amore e dall’odio? Vivere é amare e non amare. Assurdo? No, tutta la nostra realtà é fatta di polarità
di opposti, di contrari. Vivere non fa eccezione.
E allora penso: in quante
culture Dio é amore? E se prendiamo Dio come amore e amore come vita, la
Bibbia, il Vangelo… non possono essere anche per noi non credenti elogi della
vita e quindi di qualcosa che ci riguarda intimamente? Allora a Natale
nasceremmo anche noi...
Non saprei, sarò onesta con voi, non credo al 100% a
tutto ciò che ho scritto in questo post. Sono solo ragionamenti sconclusionati
di qualcuno, chissà chi, chissà dove, troppo preso dall’amore e dalla sua
tastiera.
Non ho mai pensato così tanto
a qualcuno, non ho mai pregato così tanto per qualcuno…
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