venerdì 1 dicembre 2017

Come sopravvivere alla vita?

01.12.2017
Passare tutta la vita a cercare di raggiungere il traguardo successivo, perché l'obiettivo appena raggiunto non è riuscito a soddisfarti come speravi, a darti quel che cercavi. Che senso ha allora rincorrere qualcosa che sembra non poter arrivare mai? Il mio Obiettivo è essere adatta alla vita. Supero ogni step nella speranza che nel prossimo troverò il mio habitat naturale, il tassello mancante per completare il mio puzzle e imparare finalmente a Vivere; invece quel pezzetto non lo ottengo mai, mai e poi mai. Ho solo vent'anni e già mi sto stancando di cercare. Ma se smetto di viaggiare, cosa mi rimarrà? Resterò per sempre seduta sul pavimento della mia cameretta a contemplare il mio puzzle incompleto e a struggermi nel rimorso di non aver provato una volta di più a trovare quel tassello, magari la volta buona.
Ma come ci si adatta alla vita? Accettiamo l'evoluzione come la "lotta per l'esistenza" teorizzata da Darwin e allora ammettiamo che "il più adatto" a vivere corrisponda al "più forte". La do come postulato vista la rilevanza in ambito scientifico della teoria evoluzionista, ma, anche volendo dimostrarla, è presto fatto: ci stiamo domandando come sopravvivere alla vita perché la stiamo considerando come una realtà complessa e complicata, un puzzle, un enigma, una sfida e si sa che "quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare", "a mali estremi, estremi rimedi" e "se non riesci ad aprire il barattolo di marmellata, fallo fare a tuo fratello che ieri ha fatto bicipiti in palestra". Tornando a noi, dicevamo che il più adatto alla vita è il più forte. Certo, basta guardare il TG per comprendere che non è un mondo per deboli, tutt'altro, questi ultimi vengono emarginati, uccisi nel peggiore dei casi: i disabili vengono limitati da barriere architettoniche quotidianamente, i malati vengono stigmatizzati ed esclusi dalla società, i più poveri vivono per le strade, i più fragili restano bruciati dalla spietata realtà e scelgono il suicidio. Visto com'è strutturato il nostro mondo, considerare la "forza" solo nel suo connotato fisico pare riduttivo. Non basta avere molti muscoli al giorno d'oggi, non vale la legge della savana, non è un "vince chi mangia tutti gli altri", almeno non letteralmente, il cannibalismo non è socialmente accettato (per ora). Certo, il "corpus sanus" aiuta, serve come difesa e in più nella società in cui viviamo è utile essere di bell'aspetto; ma anche la "mens sana" è essenziale. Bisogna essere in grado di essere tutto ciò che gli altri si aspettano che tu sia, niente di meno, o vieni sottovalutato ed emarginato, niente di più, o sei esagerato, eccessivo, troppo perfetto. Bisogna essere in grado di essere tutto ciò che ci aspettiamo da noi stessi e diventare le persone che vorremmo essere. Bisogna essere in grado di guadagnarsi attimi di estasi con enormi sacrifici e sorridere. Bisogna essere in grado di rialzarsi dopo le peggiori cadute, trovare il lato positivo e sorridere. Bisogna essere in grado di sgomitare tra la folla per arrivare dove meritiamo, ma senza far male a nessuno, pena il biasimo sociale. Tutto questo senza impazzire, naturalmente, che è probabilmente la parte più difficile. E sapete qual è l'aspetto divertente di tutto ciò? Che qualora vi steste chiedendo se esiste una scuola per imparare ad essere forti e ad adattarsi alla vita, la risposta è che questa è la vita stessa! Cioè, per imparare a vivere bene, l'unica soluzione è vivere. Poi "per forza" che uno impazzisce, è matematico. Viviamo tutti in un terrificante Paese delle Meraviglie in cui siamo tutti talmente pazzi da non rendercene più nemmeno conto e da sembrare tutti sani, nella norma. Ma allora vale la candela un gioco così perverso da insegnarti le regole facendoti giocare, da farti andare fuori di testa? Certamente, resta sempre il Paese delle Meraviglie, chi non vorrebbe visitarlo?
Vorrei concludere questo post con qualche consiglio speciale utile ad adattarsi alla vita, ma se li conoscessi questo articolo probabilmente non esisterebbe neppure, probabilmente a quest'ora mi starei godendo il mio sabato pomeriggio con tanti meravigliosi amici e avrei finito di studiare per gli esami con cui sarei ovviamente in pari, ma non succederà mai, o almeno non succederà oggi. Ci proverò comunque, ecco a voi i 10 comandamenti per una vita ben riuscita.
1) Non avrai tanto altro aiuto all'infuori di te. Nasciamo soli e moriamo soli, quindi dobbiamo diventare i migliori amici di noi stessi: accettatevi, apprezzatevi, parlate con voi stessi quando avete un problema, datevi dei consigli da soli, costruitevi un piano per la vostra vita e cercate di seguirlo senza essere troppo severi con voi stessi qualora non ci riusciste. Createvi delle occasioni, datevi agli hobby, costruitevi la vostra stessa felicità. So quanto possa essere difficile e non saprei dirvi come fare più di così, visto che nemmeno io ne sono totalmente capace.
2) Non arrenderti invano. Il miglior modo per diventare forti è esserlo. Affrontate la vita di faccia e preparatevi a tutto: potete farcela, basta un po' di determinazione!
3) Ricordati di trovare il lato positivo. Nel bene e nel male, ricordate che siamo nel Paese delle Meraviglie, qualcosa per cui sorridere, fosse anche soltanto la smisurata testa della Regina di Cuori, c'è sempre. Trovatela o davvero sarà complicato tirare avanti.
4) Onora il precetto delfico. Questa è difficilina, lo ammetto. Quando impariamo chi siamo (sì, il precetto delfico sarebbe "conosci te stesso"), scopriamo cosa ci rende davvero felici. A quel punto fate tutto il possibile per esserlo e il primo step è sicuramente accettarsi e apprezzarsi per quello che siamo. Come conoscersi? Ditemelo voi, io non so ancora chi sono.
5) Non temere di chiedere aiuto quando necessario. Non è sempre possibile fare tutto da soli ed è il miglior modo per impazzire, quindi non abbiate paura di chiedere una mano a qualcuno di molto vicino a voi o ad uno psicologo, ma senza esagerare o sarete dei deboli, quando potete contate solo su voi stessi.
6) Non commettere atti estremi. Siate morigerati, gli eccessi sono sempre negativi, mettetecela tutta, sì, ma per trovare l'armonia. Usate il cuore, ma anche il cervello, spendete i soldi, ma non sprecateli, faticate, ma senza ammazzarvi, divertitevi, ma senza finire in coma etilico. NB: giusto mezzo diverso da mediocrità, potete eccellere in tutto senza darvi a poco consoni estremismi.
7) Non ti incaponire. Siate duttili. Abbiate la forza di cambiare strada se quella che percorrete è impercorribile. La vita tante volte ci mette davanti a situazioni impossibili: finché vale la pena di fare scelte difficili, seguite il vostro cuore, ma se non c'è trippa per gatti, girate i tacchi, il mondo è pieno di possibilità.
8) Non dimenticare di allenare mente e corpo. Studiate e fate esercizio. Conoscete il mondo in cui vivete e preparate il corpo a percorrerlo tutto. Fate meditazione e fate sport. Mens sana in corpore sano.
9) Non farti i fatti d'altriCome dicono i saggi "vivi e lascia vivere" e "chi si fa i fatti suoi campa 100 anni". Pensate agli affari vostri, non giudicate la vita degli altri o i loro comportamenti, non impicciatevi e non tentate di aiutare chi palesemente non vuole essere aiutato. Abbiate il coraggio di vivere la vostra vita senza ficcanasare in quella altrui a meno di esplicito invito, ché è già abbastanza difficile così senza accollarsi anche i problemi degli altri. NB: non vuol dire essere menefreghisti o egoisti, aiutate il prossimo ogni volta che potete, ma non quando il prossimo vostro non vuole il vostro aiuto o più volte l'ha calpestato.
10) Non giudicare i comandamenti d'altri. Non mi veniva in mente un decimo consiglio. Non so nemmeno come ho fatto a trovarne nove, quindi apprezzate quel tanto che sono riuscita a fare, miscredenti. Bacini da LOH.

lunedì 11 settembre 2017

If time is all I have #3

11.09.2017
Quattro anni dal primo Random® su questo blog... Ne è passato di tempo, caro lettore! Ti scrivo un po' di getto, è tutta la notte che sento la necessità di celebrare questo anniversario ed ora finalmente posso farlo. Quando è scoccata la mezzanotte ero in un parcheggio con degli amici a chiacchierare, ridere e scherzare, ho guardato il display del mio cellulare e alla vista di quei quattro zeri uno in fila all'altro il mio primo pensiero è stato il blog. Pensavo fosse il terzo anno di vita del LOH's e invece ora vengo a scoprire che è addirittura il quarto! 
Pensa, l'11.09.2013 io avevo 15 anni, facevo il liceo classico, ero molto vicina a persone che ora non vedo neanche più per caso e sognavo una grande storia d'amore tutta mia che tuttavia non arrivava mai. In America governava Obama, in Italia Letta, adesso negli USA vige Trump (almeno per adesso) e da noi Gentiloni. Anche per me molte cose sono radicalmente cambiate: ora sono al secondo anno di Psicologia (indietro di tre esami, piango), vivo da sola, frequento persone diverse e sono innamoratissima. Il mio blog è molto differente da allora, analizziamo per esempio il mio primissimo post, "Random#1" (che non ti linko perché faceva pena, ti risparmio lo schifo, prego).
"Io che scriverò post, a volte random, a volte no, senza guardare alla forma o al senso, ma solo seguendo i miei pensieri così come la mia mente li dispone"
 Sì... ma anche no, col passare del tempo mi sono resa conto che non stavo dando la giusta importanza né alla forma né al contenuto di elaborati che venivano pubblicati, così, dopo un primo anno di produzione non mediocre, ma proprio scadente, ho cercato di alzare l'asticella. Tutt'ora non credo di star facendo del mio meglio, ogni volta che rileggo i miei post penso sempre che non rispecchino la mia idea originale, che non rispecchino me, ma ci sto lavorando!
"Cosa troverete sul mio blog? Mah, onestamente non lo so. Forse un pezzetto di vita, forse un alone lasciato da una lacrima evaporata, forse un'opinione gridata all'orecchio di internet, forse una donna non riconosciuta all'anagrafe, forse una bambina nascosta dietro al suo dito"
 Questo è ancora vero, credo. Finisco sempre per mettere qualcosa di me in quello che scrivo, che sia nel contenuto, nello stile o nel mood, ho sempre cercato me stessa nella tastiera del computer. É per questo che poi sclero quando mi rendo conto che un post non viene come speravo, perché per te, caro lettore, quelle righe parlano di me e invece stai facendo amicizia con una persona completamente diversa da chi sono in realtà. Ormai credo che derivi dal fatto che nemmeno io so più che sono... Anche in questo caso però, work in progress, "Storia di un'anima" mi sta aiutando molto in questo senso, al momento sono elaborati un po' bruttini, ma, non appena avrò scritto anche l'ultimo capitolo, li unirò tutti in un nuovo post corretto e migliorato che spero ti e mi farà capire chi è LOH.

A questo punto il mio vecchio post si conclude con una chiosa sconclusionata e confusa che cerca di spiegare il motivo per cui avevo aperto il blog (noia e desiderio di emulazione) e di tirare le fila di un discorso senza "nessun filo logico, niente di niente". 
Sì, credo di essere migliorata da allora o almeno credo di essermi impegnata a farlo.

E puff, in men che non si dica passano quattro anni. Dopo un primo anno di produzione imbarazzante e principalmente randomica da cui si salva forse giusto "Anniversari muti", qualcosa in me è cambiato. Il mio spirito da psicologa (per ora) mancata mi obbliga a pensare che debba esserci stato un evento nel 2014 che mi ha scossa abbastanza da aprirmi gli occhi, ma non saprei dirti quale. Post completamente nuovi sono apparsi sulla mia bacheca: serie, racconti, stream of consciousness, i Random® sono decisamente diminuiti e la qualità è pian piano migliorata. 
Quello che un po' mi spiace è che anche dopo quattro anni di blog e trentatré post (con questo trentaquattro) io non abbia ancora un feedback da parte tua, che non si crei discussione sotto un argomento. Come ti dicevo, so che i miei lavori non sono eccezionali, ma mi piacerebbe che qualcuno mi facesse notare cosa va e cosa no oppure che aggiungesse un suo apporto personale al mio pensiero... Mi rendo conto però che questo non accade anche perché non pubblicizzo il LOH's da nessuna parte, lo tengo segreto, aperto solo a noi due. Perché? Un po' perché non vado particolarmente fiera di questi contenuti, un po' perché mi imbarazzerebbe troppo. Ma, ehi, se non lo faccio io, puoi sempre far girare tu la voce!
E così torniamo ad oggi, 11 settembre 2017, primo giorno di scuola per molti ragazzi italiani e momento di summa per il mio blog. Buoni propositi per questo nuovo anno insieme? Migliorare sempre più la qualità dei miei scritti e cercare di scrivere qualcosa che davvero parli di me. 
A presto!
LOH

giovedì 31 agosto 2017

INCANTO #2

31.08.2017

San Francesco 2.0
In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.*
Potrei citarvi a memoria tutte quelle stronzate da catechismo che m'hanno inculcato quando c'avevo sei anni. Ma dico io, ve pare normale? Un pidocchio da un metro e un cazzo che nun sa manco da che parte sta girato, deve sape' tutti e dieci i comandamenti di un Dio che poi tanto potente nun pò esse' se nun c'ha manco un cartone animato tutto suo in tv. Secondo me i pischelli dovrebbero solo giocare a pallone. A me mi ricordo che mi piaceva da morire, scendevo giù dal palazzo dopo pranzo e restavo a giocare coi vicini fino a sera quando tornavo a casa co' le ginocchia sbucciate e la maglia der Capitano tutta impolverata. Ah!, allora sì che me la tagliavo, mica al sabato in oratorio a ripetere la storia della prima bottanazza dell'universo. Poi per forza che ce sta... come se chiama? La misoggenia. C'hai sette anni e un prete te dice che prima l'omo era felice, ma poi è arrivata na donna che con la sua mania della dieta e della frutta ha mandato a fanculo tutto l'Eden. E tu ce credi, perché, insomma, quel prete pur de nun avecce niente a che fa con le donne se ne sta tutto il giorno a fa la messa. Torni a scuola il lunedì e ce sta Teresa al primo banco, bionda e bella come al solito, eh, ma te ricorda troppo Eva e finisci per fare celo-manca co' le figurine Panini in fondo alla classe, ché i calciatori non hanno mai condannato alla dannazione eterna nessuno. Cazzo, me ricordo ancora come stavo quando ho finito l'album: c'avevo messo i secoli, ma poi stava tutto riempito da cartine coi giocatori e allora ba, una gioia, regà, una gioia che nun se pò capì. Ma te l'hai mai finito un album de figurine? So' stato così felice poche altre volte... Poi, per carità, diventi grande e impari ad apprezzà le piccole cose. Sai cosa me piace a me? La libertà. Me piace sapé che oggi sto qua, ma domani forse no, me piace calpestà l'erba der prato anche se nun se pò, me piace avere una casa nuova ogni giorno e una pisqua nuova ogni notte. È per questo che vivo sulla strada, che te credi, che me c'ha mandato mia moglie? Ahahah, ma quale moglie, che la prima volta che n'omo s'è fidato de 'na donna t'ho detto com'è finita! Io me fido solo delle troie, che almeno quelle sono oneste e te lo dicono che son bottane. Nono, io vivo sulla strada perché me piace essere libero, ma Libbero proprio, co' la elle grande e la bi doppia, me piace svegliamme con l'alba, bere alla fontana, cantà per la gente, farme offrì il pranzo, andare in campagna a piedi, rubare n'ovo a un contadino, berce un vinello insieme, osservare il tramonto e dormì tra le braccia de la moglie sua. Sta sigaretta? Me l'ha data stamattina un povero cristiano che suonava la chitarra sul mio stesso marciapiede perché l'ho ascoltato e applaudito per du'ore, così me so' fatto concerto e bottino. 
Sai che penso? Che se so ancora vivo nonostante tutte le schifezze che faccio, o Dio non esiste o è un delinquente come me.


*Caro lettore, benvenuto nella canonica postilla che troverai in ogni episodio di "INCANTO". L'incipit di oggi, l'avrai probabilmente riconosciuto, ce lo offre Umberto Eco ne "Il nome della Rosa". Ho voluto provare uno stile un po' diverso dal mio solito, è uscita una cosa decente? Come al solito, le critiche sono apprezzate. Spero di non aver offeso nessuno con questo racconto, inutile dire che non rispecchia le mie opinioni, ma, di nuovo, ho voluto provare qualcosa di diverso. Fammi sapere che ne pensi!

lunedì 24 luglio 2017

INCANTO #1

24.07.2017

C'era una volta l'amore
Come ogni anno, l'ultimo dell'anno sono passato a prendere Madrina per accompagnarla dalla mamma. Madrina è un legno antico ben conservato. *
Ci siamo conosciuti quando io ero solo un bambino: 31 dicembre, pomeriggio gelido, stavo giocando a calcio coi miei amici quando il pallone è finito sul ramo di una quercia altissima. Nessuno aveva il coraggio di arrampicarsi fin lassù, così l'onore toccò a me, il più piccolo della compagnia. Tremavo come una foglia ed ero pallido come una nuvola. Caddi, ça va san dire. Quando mi risvegliai ero in ospedale, attorniato dalla mia famiglia, dei miei amici neppure l'ombra, erano scappati subito dopo aver fatto una telefonata anonima al 118. "Ti abbiamo trovato disteso per terra, svenuto, ma senza nulla di rotto, solo qualche livido, le foglie secche della quercia hanno fatto da materassino, sei stato molto fortunato" mi disse il dottore "Ah, ed eri abbracciato a questo, se vuoi te lo lascio come ricordo di questa brutta esperienza". A questo punto della storia, incontro Madrina. L'ho chiamata così quel giorno in ospedale, ero convinto che fosse stata lei a salvarmi e non quel mucchio di foglie morte come insisteva il dottore: che ne sanno i medici d'altronde, così impegnati a dare una spiegazione logica a tutto da dimenticare la forza della magia. Sì, credevo e credo nella magia, infatti, appena tornato a casa, intagliai Madrina e ne feci una bacchetta magica. Devo ammettere che per essere stato il mio primo tentativo di intaglio, sono stato piuttosto bravo. Dopo averle dato una forma conoidale e averla dotata di un pomello sferico, ho chiesto a mio padre di comprarmi della vernice per il legno e l'ho dipinta di verde. Inizialmente la usavo come un giocattolo, dopo l'incidente del pallone la mia compagnia era scomparsa dalla circolazione ed io ero rimasto piuttosto solo, così giocavo con Madrina: insieme debellavamo pirati, aprivamo portali e costruivamo castelli incantati. Ogni 31 dicembre tornavamo alla quercia e lasciavo un po' sole madre e figlia. Man mano che il tempo passava, giocavo sempre meno con Madrina, ma quell'anniversario non ce lo perdevamo mai. 
Ieri però qualcosa è cambiato. Come vi dicevo, sono passato a prendere Madrina in motorino per accompagnarla dalla mamma. La sera prima avevo dormito da un amico con il resto delle mia (nuova) compagnia e la mattina appena sveglio mi sono vestito per andare alla quercia. Ero abbastanza eccitato, la sera prima ci eravamo divertiti un sacco e quello era un giorno speciale, il decimo anniversario del mio incontro con Madrina. Andava tutto troppo bene. Pensavo che i miei amici stessero ancora dormendo, non volevo disturbarli, era mia intenzione andare a casa in moto, prendere la bacchetta, andare alla quercia e nel giro di due ore essere di nuovo tra loro per il secondo round. Ma Simone era sveglio: "Max, dove stai andando?". Non gliel'avessi mai detto. Ha scatenato un putiferio, ha svegliato gli altri e insieme hanno deciso che dovevo scegliere tra loro e Madrina: "Lo facciamo per te, Max, c'hai 17 anni, non puoi credere seriamente che un pezzo di legno sia magico. Mo scegli, o resti qua e fai la persona sana, o vai da cosa, lì, Fatina e non torni stasera". Se prima potevo essere indeciso, a "cosa lì, Fatina" non avevo più dubbi. Loro sono proprio come i miei ex compagni delle elementari, amici amici, ma quando ho bisogno del sostegno di qualcuno, scappano tutti. Non ho bisogno di gente così nella mia vita, ho Madrina, lei mi ha salvato la vita e mi è stata vicina sempre negli ultimi dieci anni. Così, senza ulteriori indugi, sono tornato a casa mia, ho preso Madrina e siamo andati alla quercia. Una volta seduti, ho iniziato a riflettere ad alta voce. Lo faccio spesso con Madrina e sua madre, parlo un po' di com'è andato l'anno prima di lasciarle sole un'oretta. "Sono passati 10 anni e ancora non è cambiato nulla, i soliti amici di merda pronti a scappare quando il gioco si fa duro. Dieci anni fa ero un bambino di 7 anni pronto ad ammazzarsi su una quercia alta quattro metri pur di farsi accettare dagli altri, ma oggi chi sono? Sono un ragazzo che pur di non commettere di nuovo lo stesso errore ha perso tutto. Io tengo a voi e vi sono grato per questi anni passati insieme, ma se avessero ragione loro? Se fossi solo un pazzo che parla con un legno antico ben conservato? Forse non è un caso se tutto questo macello è successo proprio oggi, dieci anni dopo, forse è un segno, il segnale che è ora di andare avanti". Vi giuro, vi giuro sulla testa di mia madre che a quel punto Madrina si è mossa. Non era mai successo in dieci anni, ma ieri è accaduto, la mia bacchetta mi ha risposto, è stato il momento più assurdo, inquietante e meraviglioso della mia vita. Probabilmente il Dottor Mucchio di Foglie a questo punto direbbe: "È inverno, Massimo, sarà stato un colpo di vento", ma vi assicuro che non c'era nulla di naturale in quel movimento. Avevo puntato Madrina verso la quercia come sempre e improvvisamente si è voltata di 180 gradi puntando alle mie spalle. Dopo qualche secondo di paralisi per via dello stupore, ancora con gli occhi sgranati e la bocca spalancata, mi sono voltato. Dieci anni prima avrei visto i miei compagni giocare a pallone nel campetto improvvisato alla bell'e meglio in mezzo alla campagna, ma ieri no. Ieri c'era lei. Era bellissima. Doveva essersi persa, non era vestita per una passeggiata laggiù, aveva un abito azzurro lungo fino ai piedi di flanella e un corto pellicciotto bianco. Camminava instabile su dei piccoli tacchetti bianchi e si guardava attorno sperduta. Lunghi capelli castani le incorniciavano il viso e poi... Poi mi ha guardato. Oddio, guardato è una parola grande, però il suo sguardo ha incrociato il mio mentre si voltava da una parte all'altra e mi ha sorriso: aveva il viso più dolce che io abbia mai visto in vita mia, occhi verdi, guance rosse e labbra sottili. A questo punto è avvenuta la seconda magia: un forte colpo di vento proveniente dalla quercia ha fatto alzare me e cadere all'indietro lei. Madrina lo stava facendo di nuovo, mi stava di nuovo salvando la vita, come dieci anni prima, questa volta conducendomi verso di lei. Mi sono precipitato ad aiutarla, ma stava bene ovviamente, Madrina non l'avrebbe mai ferita. 
"Io sono Max"
"Ginevra, ma preferisco Genny"
"Che ci fai qui?"
"Non posso?" ha risposto impaurita, come temesse di dar fastidio a qualcuno
"Tranquilla, solo mi sembri mezza persa"
"Sì, ero ad un matrimonio in una chiesa qua vicino, mi annoiavo e... e nulla, eccomi qui"
"La prima chiesa è ad un chilometro tipo" ho riso "Come hai fatto a perderti così?"
Mi ha risposto imbarazzata che si era messa ad inseguire un leprotto "Lo so, è stupido, ma sembrava troppo il Bianconiglio di Alice e non volevo perdere l'occasione, anche se impossibile, di trovare il Paese delle Meraviglie..."
Una ragazzina in abito azzurro insegue un coniglio bianco in mezzo alla campagna: ancora non credete alla magia? Per me è così palese che sia stato tutto merito di Madrina, lei voleva che Genny fosse lì in quel preciso momento, voleva che ci conoscessimo. Dopo avermi raccontato della sua disavventura, Ginevra si sentiva terribilmente imbarazzata e stupida, così le ho raccontato la mia storia, quella vi ho appena descritto. Non so se l'ho fatto per farla sentire più a suo agio o per metterla alla prova, la sua reazione avrebbe deciso la mia opinione sul suo conto; ad ogni modo, per la prima volta in dieci anni, qualcuno mi stava ascoltando pieno di interesse e stupore e soprattutto stava credendo ad ogni parola che proferivo. "Ma è incredibile! Forse hai ragione, siamo davvero destinati ad essere amici! Dov'è Madrina adesso?". Ho perso il conto dei miracoli accaduti quel giorno, ma se voi lo tenete ancora, aggiungete questo alla lista: siamo tornati alla quercia e la mia bacchetta non c'era più. Certo, Dottor Mucchio di Foglie, quella raffica di vento potrebbe averla spostata, ma io e Genny abbiamo cercato dappertutto e di Madrina non c'era traccia. Tuttavia dietro sua mamma era sbocciato un fiore, un piccolo bucaneve che prima, ve lo assicuro, non c'era. Ho raccolto il bocciolo e l'ho regalato alla mia nuova amica, inizialmente non lo voleva accettare, diceva che dovevo tenerlo io, ma alla fine sono riuscito a convincerla. L'ho riaccompagnata alla chiesa, ci siamo scambiati i numeri di telefono e al momento ci scriviamo, non vediamo l'ora di rivederci... io non vedo l'ora di rivederla. Tutta questa storia potrà sembrarvi assurda, ma a me ha insegnato chi sono. Sono un Peter Pan esiliato dall'Isola che non c'è in una nuova Neverland che nessuno a parte me riesce a vedere. Sono una Cassandra che ha visioni tanto incredibili quanto reali. Sono un Merlino che tutti prendono per pazzo, persino Artù. Ma più di qualsiasi altra cosa, sono un bambino che ha bisogno della magia per essere salvato mentre cade da una quercia secolare. Ho un solo buon proposito per il nuovo anno: capire che non mi servono bacchette né altri oggetti magici, non c'è magia più grande di quella dell'amore.


*Già, hai capito bene, una nuova serie di post. Qualche mese fa ho comprato un gioco di carte chiamato "Incanto": su ogni carta sono scritti due incipit di libri famosi, il gioco consiste nell'indovinare a quale libro appartengono. La citazione qui riportata non è altro che l'inizio di "Fai bei sogni" di Massimo Gramellini, l'incipit che ho pescato dal mazzo stamattina. Non ho mai avuto occasione di leggere il libro e solo a racconto concluso ne leggo la trama su Wikipedia: "L'autore racconta il proprio percorso interiore per superare il dolore e il senso di abbandono dovuto alla  morte della madre sopraggiunta quando lui aveva nove anni". Il libro ha avuto molto successo e sicuramente questo mio elaborato stupra la storia, mi scuso con te, caro lettore, se diversamente da me hai letto l'intreccio originale e questo mio post ti suona come una bestemmia, ma proprio tu mi saresti immensamente utile con un commento, una critica. Fammi sapere cosa ne pensi di "C'era una volta l'amore".
Buon lunedì!

venerdì 9 giugno 2017

Storia di un'anima. Capitolo Tre

09.06.2017

Potto

Non è bene che pensiate che la vita di Tela sia stata composta solo da traumi e angustie, non fu così. Al contrario, oggi vi racconterò di quello che per molto tempo ricordò come "il momento più felice della sua vita". 
Dietro al suo forte scudo, come vi dicevo, proteggeva molte anime, ma ad alcune teneva più di altre. Certo in prima fila tra le sue priorità vi era Pallida Vibrazione e insieme a lei la sua famiglia, Cuore Vermiglio in primis, ma subito dopo di loro c'era uno spirito per cui Tela avrebbe dato qualsiasi cosa: Potto. Potto era una grossa palla verde-bosco di gomma e, nonostante le sue dimensioni incutessero timore, era uno spirito dolce e fragile. Le loro strade si erano incrociate quando lei, al tempo era ancora Opalite, aveva da poco preso Forza. Entrarono subito in confidenza e lei decise di nasconderlo dietro il suo nuovo scudo. Come? Al solito, prima doveva diventare per lui utile se non indispensabile così da sperare di tenerlo legato a sé per sempre. Opalite studiò i problemi di Potto ed escogitò delle soluzioni per risolverle. I suoi crucci erano principalmente tre: non aveva voglia di coltivare fiori Cultura, era segretamente innamorato di Fata Nera e aveva il vizio di bruciacchiare piccoli brandelli del suo corpo di gomma. Dovete sapere che il principale dovere delle anime della loro età era coltivare i fiori Cultura, alcuni erano in grado di farne crescere molti e bellissimi, altri erano troppo pigri anche solo per seminarli, Potto faceva parte del secondo gruppo. Un bel giorno Opalite si avvicinò a lui e gli disse: "Eccoti dei semi, li ho presi io per te, ora decidi tu: puoi seminarli ed io ti aiuterò a farli crescere dietro a questo potente scudo di ferro, oppure puoi gettarli via; in questo caso però andrò da Fata Nera e le dirò cosa provi per lei", gli snocciolò quei granelli tra le mani ed ecco che lui, anche se un po' seccato, iniziò a piantarli dietro a Forza. Con il tempo i fiori iniziarono timidamente a crescere e con loro la personalità di Potto, così Fata Nera notò la grossa palla verde sempre al fianco della sua amica fino ad innamorarsene. Ora che due problemi su tre erano stati risolti, Opalite gli chiese un ultimo sforzo per smettere di bruciacchiarsi la gomma e così lui fece. Grazie a lei, Potto era cambiato molto, il suo colore era di un verde più brillante e sul suo corpo si era incisa una divertente fantasia. Era un buon periodo per lui insomma, ma non per lei. Si era ormai trasformata in Tela quando iniziò ad accorgersi che tutti intorno a lei la graduavano con occhi diversi: ad ogni passo che faceva si vedeva gli indici giudicanti di tutti puntati contro e sentiva forti risate di derisione. In più Volpe Rossa, un'altra anima che aveva protetto dietro a Forza, l'aveva pugnalata alle spalle, proprio là dove era scoperta. Quantomeno sapeva di essere riuscita a diventare indispensabile per Potto e lui sapeva di doverle molto, così le fece un regalo che lei non dimenticò mai. Era sera, una fredda sera invernale, ma ancora più gelidi sembravano i rapporti tra Fata Nera, Potto, Tela e qualche altra anima che era assieme a loro per una passeggiata. I due fidanzatini camminavano più avanti, gli altri più indietro e tra i gruppi pareva essersi formato un muro. Tela era gelosa: insomma, era merito suo se quei due stavano insieme, un po' di gratitudine dimostrata da quel minimo sindacale di attenzioni sarebbe stata gradita! Oltretutto lei era finita nel gruppo "single" con gente che non le stava tanto simpatica, tutt'altro. Iniziava a desiderare soltanto di tornare a casa e peraltro erano anche piuttosto vicini alla sua dimora, passeggiando erano arrivati nel parchetto là davanti.Ci entrano e i gruppi si mescolano un po', Fata Nera andò a parlare con un'altra anima e Potto salì su un'altalena, Tela restò leggermente in disparte ad osservare la scena e a tenere d'occhio il suo amico che scherzava come uno stupido palesemente per attirare l'attenzione. Ad un certo punto, Potto saltò giù dall'altalena ancora in movimento e rotolò per terra fino a fermarsi. Non si rialzava, ma si lamentava. Fata Nera non accennava ad alzare un dito per lui, così lo fece Tela. Lì accadde. Fu solo un momento, ma fu magico. "Grazie. Non solo per questo, per tutto. Grazie, tu ci sei sempre per me, sei l'unica", disse Potto e le diede un regalo che probabilmente teneva in serbo da giorni, mesi magari. La tenne vicina a sé, tirò fuori una brillante luce gialla e la premette su di lei fino a fargliela fagocitare in qualche modo. Tela brillò tutta la serata e tutta la notte: aveva appena ricevuto un Abbraccio. Ancora oggi dentro lei, dopo molte altre trasformazioni, sotto strati e strati di personalità, brilla la luce di quel regalo. 

martedì 14 febbraio 2017

Storia di un'anima. Capitolo Due

14.02.2017

Tela

Opalite era una delle anime più azzurre e dure tra quelle della sua età, erano rare quelle che la uguagliavano, uniche quelle che la superavano, ma lei non lo sapeva: quando si guardava allo specchio, non ritrovava alcun riflesso a ricambiare il suo sguardo. La lastra vitrea restava vuota di fronte alla pietra, non le restituiva quell'aspetto che i suoi genitori e Odio avevano modellato con fatica. Opalite tutti i giorni cercava il suo riflesso e non lo trovava mai. Non sapeva chi fosse, così decise di chiedere al Vento quale fosse il suo aspetto. Vento era terribilmente mutevole, cambiava di continuo opinione e direzione, così Opalite si costruì un'immagine del suo volto distorta e confusa. Diceva sempre la prima cosa che le passava per la testa e si sforzava a tal punto per piacere alle altre anime sue coetanee da diventare insopportabile. Iniziò allora a convincersi che l'unico modo per piacere agli altri era essere loro utile, anzi, indispensabile: Opalite pensò che se non avesse fatto pesare i suoi problemi sugli altri, ma fosse sempre stata pronta ad ascoltare quelli altrui, essi avrebbero avuto bisogno di lei e sarebbero rimasti al suo fianco. E di problemi di cui parlare Opalite ne aveva molti. Odio aveva fatto di Pomice la sua marionetta, lo aveva legato alle sue frange e lo manipolava per temprare sempre più la famiglia di Opalite. Cuore diventava di giorno in giorno più scuro e la sua pelle si raggrinziva sempre più: cercava di proteggere le due figlie da Odio subendo sulla sua pelle tutti gli attacchi, ma combatteva un nemico molto più potente di lei. Odio inviò alla Possibilità rosea Paura, un'anima dalle sembianze di una grossa pantera nera, che la seguiva come un'ombra ovunque andasse e si nutriva dei suoi tremori. La piccola luce diventò Pallida Vibrazione, aveva perso quasi tutta la luminosità e tremava di continuo alla vista di Paura, che così diventava sempre più forte, grande e inquietante. Dal canto suo, Opalite desiderava proteggere sia Cuore che Vibrazione, in particolare voleva scacciare Paura dalla sorella e per farlo comprò un grosso scudo di ferro, Forza. Opalite iniziò così a fingersi forte di fronte a tutti, cosa che le tornava utile in molteplici campi della vita che si stava costruendo: rispondeva agli attacchi di Pomice, difendeva Vibrazione da Paura e faceva credere a chi parlava con lei di potersela sempre cavare da sola, così da poter essere una spugna per tutti i problemi degli altri senza mai aprirsi a sua volta e diventare sempre più utile al prossimo. Forza diventò da un lato il superpotere, dall'altro la spina nel fianco di Opalite: ad uno sguardo superficiale, si può dire che la aiutò moltissimo, ma in realtà rendeva sempre più debole e triste la pietra dietro lo scudo. Non sapeva che a volte la vera forza sta nel coraggio di ammettere di essere deboli. Opalite iniziò a voler proteggere anche altre anime oltre a quella di sua sorella, così cominciò a nascondere dietro al suo scudo altri oltre a Vibrazione, in particolare coloro per cui credeva di essere indispensabile. Opalite era convinta che se fosse stata necessaria a qualcun'altro, egli non l'avrebbe mai tradita o abbandonata, ergo poteva fidarsi di lui e portarlo dietro Forza, là dove c'era il suo corpo scoperto. Nel frattempo, continuava la ricerca del suo volto, ma di fronte allo specchio c'era sempre il nulla. In realtà le ultime esperienze avevano modificato molto il suo aspetto: si era riempita di macchie rosse a forma di rombi e la sua superficie si era increspata. Sembrava un quadro dipinto dal migliore degli impressionisti: la tempera stesa pesante a disegnare un celeste oceano in tempesta costellato di barchette vermiglie. Avreste dovuto vederla, era bellissima, pronta a tutto dietro il suo grosso scudo che le succhiava anche la vita pur di proteggere chi aveva al suo fianco. Avrebbe dovuto vedersi... Forse, se si fosse vista così bella, avrebbe imparato ad amare anche se stessa oltre al prossimo. Fu così che Opalite divenne Tela.